GEMMA RAY - The Exodus Suite

2016 (Bronze rat records)
alt-pop, songwriter

Rispetto ad altre cantautrici-vocalist della sua generazione, ad esempio Marissa Nadler e Julia Holter, la britannica Gemma Ray è meno sperimentale e più votata alla forma-canzone classica. Ed è su questo aggettivo, classica, che per l’appunto si concentra l’equivoco riguardante il suo songwriting; perché la Ray è capace di unire, in un solo pezzo, in un amalgama sonoro pressoché perfetto, ingredienti diversi come la psichedelia, la torch song, la canzone confessionale, il melodismo bacharachiano, gli arrangiamenti beat e surf, le atmosfere twinpeaksiane, o sinfonico-camersitiche. Un risultato di tutto riguardo, questo, che è riuscito a ben pochi astisti in carriera (uno di loro era per l’appunto Bacharach).

Il nuovo disco, “The Exodus Suite”, ce la ripropone in versione mesta e riflessiva, lontana dagli spiragli di luce che si intravedevano nel precedente “Milk For Your Motors” (uno dei suoi dischi da avere), ossia nella sua veste, per così dire, “classica”. E ora diamo uno sguardo alla scaletta: “The Original One” è la torch song twinpeaksiana di cui si diceva sopra, mesta al punto giusto, e con tanto di twang chiarristico surfeggiante in rilievo (la sua “gemella diversa” potrebbe essere, nella seconda parte del programma, la lirica “The Machine”); “Acta Non Verba” si perde invece in un deliquio sonoro quasi-ambient, dove la chitarra galleggia a fianco dei vocalizzi eterei della Nostra.

Più “grintosi”, al contrario, sono pezzi come “We Do War” (nel finale, soprattutto) e “We Are All Wandering” (sostanzialmente una folk-song) che rendono giustizia alle qualità scrittorie di Gemma, sebbene in molti dei suoi dischi precedenti (a cominciare dal già citato “Milk For Your Motors”) la varierà di toni e generi affrontati era senza dubbio maggiore, e ciò non nuoceva affatto alla resa complessiva dell’album.

Insomma, come avrete intuito, questo è un disco fatto di luci (poche…) e ombre (molte, moltissime…), e di una emotività mai esibita ma sempre chiaroscurale. In un certo senso, “The Exodus Suite” è l’equivalente sonoro di un film noir. Mi correggo: di un buon film noir. Registrato nei Candy Bomber Studios di Berlino, sotto la supervisione di Ingo Krauss, il disco è perfetto per ascolti prevalentemente notturni, quando l’abbandono al romanticismo, ossia a quella forza emotiva indefinibile che ingigantisce i contorni della realtà, prende il sopravvento sull’anima stanca di tribolare. E in effetti potrebbe funzionare da egregio epitaffio, per le dodici song in scaletta, proprio un componimento del poeta romantico Novalis: “Ora so quando sarà l’ultimo mattino – quando la luce non mette più in fuga la notte e l’amore – quando eterno sarà il sonno e un solo sogno inesauribile. Celeste stanchezza sento in me”.

11/06/2016

Tracklist

  1. 1. Come Caldera
  2. 2. There Must Be More Than This
  3. 3. The Original One
  4. 4. We Do War
  5. 5. Ifs & Buts
  6. 6. We Are All Wandering
  7. 7. Acta Non Verba
  8. 8. Hail Animal
  9. 9. The Switch
  10. 10. The Machine
  11. 11. Shimmering
  12. 12. Caldera, Caldera!

GEMMA RAY sul web