Hante.

No Hard Feelings

2016 (Synth Religion) | minimal-synth

C’erano una volta i Phosphor. Sono passati solo tre anni dall’uscita del loro primo e unico full length "Youth And Immortality", che lanciò la carriera della giovane Hélène De Thoury. Da quel momento in poi, tutto accadde velocemente: l’incontro con Amandine Stioui e i due album composti con il nome Minuit Machine, e così la giovane tastierista parigina divenne nota grazie all'interesse delle fanzine interessate al fenomeno del revival del minimal-synth e ai loro tour europei, mostrando, sin dai suoi esordi, la sua abilità compositiva e di costruzione melodica.

Un anno dopo l’uscita di "Live And Destroy" (un imperativo), anche grazie all’interesse mostrato dall’appassionata Noè Sanmartì della Stellar Kinematics, il suo Ep come Hante., dal titolo "Her Fall And Rise", vide la luce, largamente considerato uno dei picchi più alti (se non il più alto) della sua giovane carriera, almeno fino a questo momento. A questo seguì un album vero e proprio rilasciato dalla Synth Religion, la sua label personale, all’inizio di quest’anno, dal titolo "This Fog That Never Ends". Pochi giorni fa, invece, è uscito il suo nuovo Ep, dal titolo "No Hard Feelings", qui in esame.

Hante. e le disciolte Minuit Machine rappresentano due facce della stessa medaglia. Le seconde, capaci di creare brani emozionali, potenti, cristallini e dagli arrangiamenti minimali. La prima, maggiormente focalizzata sulla creazione di atmosfere e profondi stati mentali in particolar modo per mezzo del lato strumentale della sua musica, che ha un ruolo preponderante all’interno dei brani, forse superiore a quello dei testi.
Lunghe trame strumentali incarnano l’elemento più importante, affascinante e caratterizzante di questa formula. Nel frattempo, Hante. è cresciuta, non è più così “giovane e immortale, ma è caduta e si è rialzata”, e oggi, vivendo a Parigi, una metropoli scioccata dal terrorismo (“Quiet Violence” ne parla in maniera piuttosto chiara “It keeps raining, the dogs are out, they’re invading the streets, they terrorise the crowd”), dichiara la sua scelta di vita: “No Hard Feelings”. L’oscurità diviene l’unico posto in cui sia possibile nascondersi (“This is the only place to hide, we find ourselves in the dark”), e la dura realtà, difficile da accettare, diviene una sorta di film, e così "No Hard Feelings" diventa una emozionale (ed emozionante) colonna sonora per un film, e questa trasformazione dalla realtà alla finzione cinematografica rappresenta per lei una sorta di sollievo. “I don’t want to live in a French movie” parla chiaro. E’ quindi possibile per lei tornare a parlare di questioni legate alla sfera privata, come l’amore.

Hélène, in soli cinque brani, riesce a immergerci nella trama diegetica, ingegnosamente costruita, della sua pellicola personale. Minimal-synth caratterizzato da profonde atmosfere, suoni melanconici e testi ridotti all’osso ma efficaci, la maggior parte dei quali, qui, in francese. Una scelta che sembra comunicarci la volontà di parlare delle sue emozioni e delle sue paure senza mediazioni di alcun genere.
Cosa è cambiato rispetto alle sue uscite precedenti? Un progressivo avvicinamento al suono più diretto e minimale delle Minuit Machine, con la riduzione di certi abbellimenti melodico-ritmici presenti nel suo primo Ep, perché tutto riemerge prima o poi, e non ha senso pensarci troppo su. Questo è il suono attuale di Hélène De Thoury, che da un lato paga il suo tributo al passato (la citazione quasi synth-pop di “Que Reste-t-il De Notre Amour?”), ma che dall’altro guarda coraggiosamente verso il futuro, il Suo futuro.

(11/10/2016)

  • Tracklist
  1. Living In A French Movie
  2. À Contrecœur
  3. Une Nuit Avec Mon Ennemi
  4. Quiet Violence
  5. Que Reste-T-Il De Notre Amour ?
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