Niccolò Fabi

Una somma di piccole cose

2016 (Universal Music Italia) | songwriter, pop

È tornato dopo quattro anni, Niccolò Fabi, sfruttando il suo picco di popolarità per catalizzare l'attenzione del pubblico e riporla nell'album più difficile della sua carriera.
"Una somma di piccole cose" è, senza alcun dubbio, il lavoro più incondizionato cui Fabi abbia mai dato i natali. Scrivere per se stessi, innanzitutto; concepire la musica come un rimedio che non è mero palliativo, ma terapia, perché la malinconia che pervade l'opera del cantautore romano è, a detta di Fabi stesso, il suo antidoto alla tristezza. La gestazione è di quelle intime, introspettive e preziose, giacché arricchite dal silenzio della solitudine.
Un album sull'amore e sulla politica, nei loro significati più alti ("Ha perso la città", sulla consunzione della comunità cittadina, e "Non vale più", vicina a certi National di "High Violet"). Un album sulla sofferenza, non soltanto mentale, bensì anche corporale.

D'altronde, mai come in queste nove canzoni il legame fra Niccolò Fabi e la natura è stato così intenso, così spiccatamente fisico e sensoriale, come fisico è stato l'atto stesso di assecondare i propri istinti, lasciando che il suono di "Una somma di piccole cose" fosse nient'altro che la giara in cui raccogliere l'emorragia dei propri gusti musicali, che hanno tutti un nome e un cognome: Sufjan Stevens, Damien Rice, The Tallest Man On Earth, Sun Kil Moon, Bon Iver. I punti di contatto con quest'ultimo, peraltro, non riguardano solo il prodotto finale, ma anche la sua autarchica preparazione: "For Emma, Forever Ago" nel selvaggio Wisconsin, "Una somma di piccole cose" nell'antico cratere vulcanico della Valle di Baccano.

Non c'è, però, la poetica morbosa di Justin Vernon nell'ultimo lavoro di Niccolò Fabi, quella dell'"amore magro" come i rami pesanti e stanchi dell'inverno statunitense. C'è, invece, una serena arrendevolezza, spiegata come farebbe un bambino nel gioco fanciullesco di "Facciamo finta" (il tributo più diretto a Damien Rice) oppure come la si spiegherebbe alla propria compagna o al proprio figlio. Nel primo caso con "Una mano sugli occhi", l'esatto punto dell'album in cui chi ascolta realizza che, miracolosamente, può ancora esistere una canzone d'amore che non scada nella banale retorica, perché parla di amore vero: sofferto, sudato, tradito, anche rinnegato, se abbisogna del rinnegamento per procurarsi un'altra occasione di rivincita; nel secondo caso con "Le chiavi di casa", sulla difficoltà di lasciare andare quando si è padre.

Il dolore del ritorno, ossia la nostalgia, in "Filosofia agricola" è trattato sapientemente, come farebbe Kafka in un suo brevissimo racconto, sottolineandone l'immobilità che genera e la condizione apatica in cui si trova colui che della propria vita è soltanto spettatore. "Se avessi meno nostalgia/ saprei conoscere/ godermi e crescere/ Invece assisto immobile/ al mio nascondermi/ e scivolare via/ da qui": un passo che riproduce perfettamente l'animo dello scrittore cecoslovacco, quando torna a casa del padre, attendendo fuori dalla porta per paura di entrare. Fissare il giardino e gli strumenti agricoli per rimembrare nostalgico, tendendo all'estraneazione; ascoltare le voci che provengono da dentro, pretendendo di afferrarne il senso senza mettersi in gioco. Questo è appesantirsi di nostalgia.

Allora per Niccolò Fabi vince chi lascia. Ritrovare se stessi mollando la presa e focalizzandosi sul proprio corpo e sul presente più puro, quello dei dettagli fisici: del naso, del cuore, della testa, delle vene, dei polmoni. L'intenzione di prendere coscienza e consapevolezza della propria esistenza per mezzo dell'esperienza sensoriale, in una sorta di meditazione che verrebbe da definire filo-buddista. "Vince chi molla", il nono e ultimo capitolo di questo breve gioiello, è semplicemente questo.
"Una somma di piccole cose" è essenziale in tutte le sfumature del significato, perché minimalista e perché indispensabile. Il suo tour è partito da Assisi, non a caso la patria di colui che dell'essenziale fu perfetta incarnazione e supremo profeta.

(25/05/2016)

  • Tracklist
  1. Una somma di piccole cose
  2. Ha perso la città
  3. Facciamo finta
  4. Filosofia agricola
  5. Non vale più
  6. Una mano sugli occhi
  7. Le cose non si mettono bene
  8. Le chiavi di casa
  9. Vince chi molla
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