Age Coin

Performance

2017 (Posh Isolation) | techno, industrial, illbent, dub

Kristian Emdal e Simon Formann sono due artisti provenienti dalla scena post-punk di Copenhagen. Il primo ha militato in band e progetti come Marching Church, Olympia e Vår, il secondo con i Girlseeker e SOYC. Entrambi suonavano nei Lower. Age Coin è il loro progetto più "techno oriented", ma si tratta di una sorta di post-techno implosiva, destrutturata e destrutturante, che spazia tra un sound alla Mille Plateaux, nera ambient post-industriale e rallentamenti “illbent” alla Porter Ricks. In sintesi, è il progetto perfetto per un certo “Berlin Atonal Sound” europeo degli anni Dieci del Secondo Millennio.

Non a caso, gli Age Coin escono su una label anticonvenzionale e coraggiosa come la danese Posh Isolation, vero faro per tutti quelli che cercano un netto taglio trasversale che non abbia paura di rimettere in gioco stili e generi (punk, noise, wave, techno, industrial), ma mantenendo sempre la giusta attitudine DIY underground e post-punk, alternativo al mainstream o alla catacresi delle musiche alternative.

Dopo tre Ep su cassetta e un album, "Perceptions", contenente due lunghe session (pubblicato nel 2002 su tape per Posh Isolation e su vinile per Alter) esce, esclusivamente su vinile, il loro secondo Lp, un lavoro di più ampio respiro, intitolato “Performance”. Si tratta di un lavoro che fornisce un’ampia prova di come certe tendenze implosive della post-techno possano ben convivere con suggestioni noiseggianti, neri rumorismi industriali e persino suoni di violoncello in “Domestic I” e pianoforte (memori anche dell'Aphex Twin di "Drukqs") nel brano “Domestic II”.

Già il progetto solista di Foreman, Yen Towers, risentiva di una certa fascinazione per la dub-techno anni Novanta. Anche in questo lavoro con Emdal si può riscontrare un profondo interesse per certe sonorità elettroniche di quegli anni, ma rilette ovviamente con una sensibilità contemporanea che non rifugge un certo intimismo criptico in puro stile Posh Isolation. Ecco che un brano come “Raptor” suona come un incontro tra Croatian Amor e i Basic Channel, mentre in “Damp” prevalgono ansiogene e rizomatiche mutazioni techno industrial, sino alla disgregazione della materia sonora nella granulare “Monday”.

Interessante anche un brano come “Protein”, che evoca quasi ritmiche dubstep sotto ketamina, prima del finale con la più dark-ambient e cinematica "Headron". Qui ci inoltriamo in territori veramente bui e desolanti, in cui sentiamo solo il battito ansiogeno di chi cerca l’uscita da una dancefloor intesa come luogo d’angoscia psichica e di melanconia per un’estasi ormai perduta, ennesima mutazione di una “death disco” che non ha mai avuto paura di spingersi in luoghi non convenzionali, tra differenza e ripetizione.

(23/02/2017)



  • Tracklist

1. Esprit
2. Domestic I
3. Monday
4. Protein
5. Raptor
6. Damp
7. Domestic II
8. Headron

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