Chaz Bundick Meets The Mattson 2

Star Stuff

2017 (Company) | psych-jazz jam, impro

Con la primavera in scalpitante arrivo, la ruffiana foto vintage della copertina qui sopra, la title track e l'allegato coloratissimo video qui a destra creano istintivamente il desiderio di volerci far piacere questo "Star Stuff" a tutti i costi. Adesso che il revival degli anni 80 sembra essere un attimo scemato (revival che lo stesso Chaz Bundick aka Toro Y Moi aveva ampiamente saccheggiato ai tempi di mini-classici come "Causers Of This" e "Freaking Out"), potrebbe anche arrivare il turno degli anni 70 - se per 70 intendiamo psichedelia lisergica, surf in California, blacksploitation (vedasi i recenti lavori di gente come Adrian Younge e Childish Gambino) e uno stereotipato ma pur sempre evocativo immaginario a cavallo tra Tarantino e i fratelli Coen. Tutto in regola come retromania comanda, insomma: niente di nuovo, ma tutto accuratamente confezionato in un bel pacchettino per la gioia del consumatore pos-tmoderno colto in un momento di nostalgia.

Chaz ha incontrato i gemelli omozigoti Jared (chitarra) e Jonathan (batteria) Mattson durante l'incisione del suo (semi-finto) disco dal vivo "Live From Trona" (dove appariva come inedito la qui presente "JBS"). I Mattson 2 da soli creano cose come questa, l'intesa con l'introverso Chaz dev'essere nata per il modo in cui entrambi, in fin dei conti, amano evocare scenette de-costruttiviste con pochi semplici tratti: i Mattson tramite l'impiego di una strumentazione d'effetto, Chaz con software, sfumature di manopole ed esilissime linee vocali. Trovarsi con abbastanza materiale per cavarci un long playing è stato il naturale passo successivo, il risultante mix presenta un suono organico e accattivante che nasce già collaudato - ma questo, dai lavori di Chaz, ce lo si aspetta comunque.

Quel che non cambia è il modo in cui anche "Star Stuff" avanza in un'altalena dolce-amara fatta di piccole emozioni e altrettanti momenti di distrazione. Si parte con l'indubbiamente suggestiva "Sonmoi", che cavalca attraverso il profumo di spezie esotiche e fa apparire e scomparire la chitarra in mille effetti diversi. Ma si fa poi sosta sul breve e incongruo bozzetto quasi-funk di "Steve Pink", e si traballa dalle vecchissime tastiere di "A Search" agli spaziosi 8 minuti di "Don't Blame Yourself", dove la batteria prende il sopravvento attraverso gioiosi cambi di ritmo. La vagamente più cupa ma alquanto suggestiva "Cascade" chiude il disco con accenni quasi space-western.
Non si può certo chiedere una struttura solida dalla formula della jam session, ci mancherebbe, Chaz e i Mattson 2 in questo hanno piena autonomia d'espressione, e il modo in cui spaziano attraverso ritmi e armonie crea paesaggi sicuramente suggestivi. Ma, almeno su un disco di studio, calzare di più sull'interpretazione vocale, o adottare un suono più muscolare in certi frangenti, avrebbe contribuito alla realizzazione di qualcosa di veramente memorabile e non solo di carino-a-pelle.

Chaz - eterno puntillista in un mondo di pennelloni - preferisce ancora una volta rifugiarsi tra sogni, idee strambe e disegnini, sempre ad un passo dall'auto-referenzialità. Pertanto, le impressioni personali sono più diversificate che mai: atmosfera contro forma e sostanza, scherzetti in buona fede contro tecnica seria e sudata, pennellate di sentimenti contro espressioni di senso compiuto? Là fuori è in atto una lotta continua, alla quale l'evanescente musica di Chaz continua a partecipare proprio svogliatamente, sia che faccia jazz, chill-wave, indie-rock o l'electro-house a nome Les Sins. Ma, alla fine, quanto di questo è poi così importante nel momento in cui - finalmente - esce il primo vero sole dell'anno?

(05/04/2017)

  • Tracklist
  1. Sonmoi
  2. A Search
  3. JBS
  4. Star Stuff
  5. Steve Pink
  6. Disco Kid
  7. Don't Blame Yourself
  8. Cascade


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