Nadine Khouri

The Salted Air

2017 (One Flash Records) | alternative, songwriter

Nadine Khouri aveva solo sette anni quando la sua famiglia lasciò Beirut fuggendo dalla guerra civile, per undici anni ha vissuto a Londra per poi completare gli studi a New York, prima di rientrare in Inghilterra dai suoi genitori.
Viaggiando tra Europa e America è stata affascinata dalla cultura e dalla musica (Bob Dylan, Lou Reed), scoprendo una nuova vocazione artistica (Nadine voleva diventare una disegnatrice di cartoni animati), anche se è stato necessario del tempo per uscire dall’oscurità e dall’anonimato.

Pochi in verità ricordano l’esordio discografico di Nadine Khouri, sono infatti passati ben dodici anni da quel timido e indeciso “Cuts From The Inside”, non è dunque strano o inconsueto che gran parte della stampa ascriva “The Salted Air” come il primo progetto della cantante anglo-libanese.
Quel lungo periodo intercorso tra i due dischi è non poco rilevante, risale infatti al 2012 l’incontro con John Parish, un evento che modificherà il percorso artistico di Nadine.
Dopo una prima apparizione nell’album del suo nuovo mentore (“Screenplay”), l’artista affina la propria ricerca musicale, in questo percorso incrocia la poesia intensa e a volte viscerale di musicisti come Nina Simone, Leonard Cohen, Jeff Buckley, Lhasa e tanti altri numi del rock, affinando stile e sensibilità.

Al di là degli ovvi e doverosi richiami, il nuovo album di Nadine Khouri mette in mostra uno stile definito e alquanto personale. “The Salted Air” è un disco grondante di oscura bellezza: sonorità asciutte e sensuali si avvicendano con fluttuanti e magnetiche armonie vocali, creando un tessuto sonoro dove dream-pop, folk e reminiscenze etniche si ammantano di colori tenui eppur vividi.
Registrato live in studio in quel di Bristol, con la collaborazione di Huw Bennett, Jean-Marc Butty, J. Allen, Ruban Byrne, Adrian Crowley, Emma Smith, Florian Tanant e ovviamente John Parish, l’album fa della purezza espressiva un linguaggio, affidando a piccoli elementi le diverse anime delle dieci tracce.
Il blues tribale di “Shake It Like A Shaman” forgia nuove forme di gospel affidandosi solo a voci e percussioni, mentre il suono di un hammond scorre a mo’ di drone sotto le sparute minimali e fortemente evocative di “Daybreak”, coniugando minimalismo e goth-folk con la stessa intensità di Hope Sandoval o degli Sparklehorse.

Ogni piccolo frammento lirico possiede fascino e personalità: a una mesmerica “Thru You I Awaken”, che affida la propria magia alle evoluzioni mediorientali della voce di Nadine, si contrappone l’intensità fisica della languida “Catapult”, una superba ballata folk resa incandescente da un crescendo di hammond e scampoli di dream-pop.
Khouri tiene abilmente a bada possibili derive manieristiche, prosciugando ogni brano di qualsiasi eccesso estetico, anche gli archi che accompagnano “I Ran Thru The Dark” suonano plumbei al punto da evocare più Scott Walker che Kate Bush, allo stesso modo la fragilità elettroacustica di “Jerusalem Blue” non teme le timbriche apparentemente più lineari di piano e chitarra, restando amabile e leggiadra.

Il timido approccio più pop di “Surface Of The Sea“ e la minor forza lirica di “You Got A Fire” non scalfiscono la bellezza dell’insieme, ad esse spetta il compito di stemperare l’intensità più spirituale di brani come “Broken Star” e la superba title track, che si ammantano della stessa grazia dei Mazzy Star, dei Galaxie 500 o perfino di alcune pagine del catalogo 4AD, sigillando con classe un album che merita attenzione.

(26/08/2017)



  • Tracklist
  1. Thru You I Awaken
  2. I Ran Thru The Dark
  3. Jerusalem Blue
  4. Broken Star
  5. Daybreak
  6. The Salted Air
  7. Surface Of The Sea
  8. You Got A Fire
  9. Shake It Like A Shaman
  10. Catapult




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