Zeitkratzer

Performs Songs From The Albums "Kraftwerk" And "Kraftwerk 2"

2017 (Karlrecords) | contemporanea, kraut-rock

Già di primo acchito qualcosa non quadra: è un po' come se l'amico più serioso e introverso della compagnia si presentasse tutto agghindato e in vena di far baldoria. È da subito evidente il contrasto con la produzione e l'iconografia recente dell'ensemble zeitkratzer: titoli cubitali su sfondo nero, spesso e volentieri associati ai numi tutelari del noise e dell'avanguardia più radicale. Ora invece, sull'originario bianco puro, i due coni stradali del dittico d'esordio kraftwerkiano diventano cappellini da festa, come se non si trattasse di una rilettura dal rigore accademico, ma di un omaggio relativamente più "leggero" ed estemporaneo.

E difatti l'occasione per questo detour tematico è un doppio anniversario: i primi vent'anni della formazione diretta da Reinhold Friedl coincidono col decennale di Karlrecords, etichetta indipendente di Thomas Herbst strettamente legata alla loro fitta produzione discografica. Dedicare questa ricorrenza ai pionieri dell'ondata kraut è solo in minima parte l'espressione di un orgoglio nazionalista: risulta invece molto chiara e appropriata la volontà di rivisitarne i primi esperimenti (datati 1970 e 1972), quando i fab four tedeschi non temevano di avventurarsi in territori elettronici ancora informi, prima di imboccare l'autostrada senza ritorno del rigore robotico.

Il dubbio è quindi se si tratti di un potenziale compromesso o di un allargamento di quel "cortocircuito" stilistico che gli zeitkratzer incarnano fieramente (riservando egual rispetto e dedizione, per esempio, a Stockhausen e a William "Whitehouse" Bennett). Fidandoci dell'ingresso sulle note della cavalcata motorik "Ruckzuck" propenderemmo per la prima ipotesi, ma ben presto tra le sincopi squadrate di archi e fiati interviene un brusco impatto frontale che porta il brano a crollare su se stesso, per poi lentamente risorgere in un graduale climax che sfocia nuovamente nel tema principale.
Gli archi effettati di "Spule 4" disegnano un inquieto paesaggio astrale, mentre nella prima sezione di "Strom" si fa finalmente strada il germe del bruitisme cameristico che ben conosciamo, con stridori di corde e il mugugno di un trombone con sordina, prima della risoluzione il cui tono ritualistico sembrerebbe rifarsi ai Natural Snow Buildings anziché alla scuola teutonica.

Molto meno coraggiosa la lunga jam di "Klingklang", ove l'unica occasione per una variazione di ritmo è lo shift di tonalità a metà strada, dopo una sequenza di brevi assoli alternati: ma ovunque ci sia una griglia d'azione prestabilita, essa non può che risultare in conflitto con l'indole che ha guidato gli zeitkratzer sin dalla loro fondazione; non che si tratti di un male a priori l'adozione di un registro più lieve del solito - peraltro rivolgendosi a maestri non certo famosi per la loro spensieratezza - ma il poco spazio concesso alla pura improvvisazione è un limite oggettivo e ineludibile che appare come una costrizione accettata a malincuore.
In un certo senso "Atem" torna a istituire l'ordine naturale delle cose, tramutando una leggera folata elettronica in un soffio afono ancor più impalpabile, come se l'elemento primario tornasse a parlarci in un idioma ancestrale. Ma il più delicato e apprezzabile riscatto per questo poco riuscito esercizio d'immedesimazione giunge con l'epilogo affidato a "Megaherz": non unità di misura della frequenza, ma letteralmente "grande cuore" nascosto dell'elettronica, qui disvelato nel sommesso avvicendarsi di flauti e ottoni, una discreet music avvolta nella pace tantrica dei Popol Vuh.

Al momento della pubblicazione la label ha già annunciato che nel corso del 2017 faranno seguito altre incisioni di questo stampo: se anche, per il momento, la svolta "pop" nel vero senso sembra ancora di là da venire, c'è da sperare in un'ispirazione che possa offrire all'ensemble, prima ancora che all'ascoltatore, qualche sfida di livello superiore e dunque senz'altro più avvincente.

(12/03/2017)

  • Tracklist
  1. Ruckzuck
  2. Spule 4
  3. Strom
  4. Atem
  5. Klingklang
  6. Megaherz
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