Riccardo Sinigallia

Ciao Cuore

2018 (Sugar) | songwriter, pop

Riccardo Sinigallia torna sul mercato discografico dopo un sensazionale disco di quadretti semplici (“Per Tutti”), un’ulteriore esperienza da produttore per Motta (“La fine dei vent’anni”, 2016) e il lavoro d’autore per Mina e Celentano (“Amami amami”, inclusa nell’album “Le migliori” del 2016).
Lo fa con un piglio cinematografico, appoggiandosi a un’intimità a intermittenza contenuta a fatica, visto e considerato che, almeno nelle sue intenzioni originarie, avrebbe voluto liberarsi da incombenze di profondità e adagiarsi su uno spirito più vacuo. Presupposto vano, perché Riccardo riesce a essere intenso e sensibile in ogni ragione, perfino quando riesuma i trascorsi con la sua tata o il suo visibilio innanzi alla considerazione estetica di alcuni tipi di donne.

L’aria da soundtrack è diffusa a spezzoni di tempo, arrivando a coprire alcune canzoni in buona parte, come se in una scena ci fosse il momento interlocutorio inteso come preambolo al dialogo decisivo. “So delle cose che so”, ad esempio, è progettata su questo disegno, con un lavoro di editing meticoloso a sottolineare più di un minuto di trame da sottofondo, salvo aprirsi con una manciata di parole bellissime e una breve melodia col colpo in canna.
Il suo stile è sempre inconfondibilmente legato a un modo di fare musica che pesca negli annali battistiani, a maggior ragione nella seconda parte di carriera di Lucio, quando questi aveva provato a creare un sodalizio tra elettronica lineare e poetica bizzarra (ad opera di Pasquale Panella e non più Mogol). Riccardo deve aver consumato a dismisura dischi come “Don Giovanni”, lasciandoli a impolverarsi senza custodia per considerarli sempre pronti all’uso.

“Ciao Cuore” è una fotografia malinconica dell’infanzia, perché i ricordi vanno ad elio e si posizionano in cima alla piramide. Quanta tenerezza nelle immagini di “Dudù”, dedicata alla tata storica della sua famiglia, che evidentemente ha segnato l’esordio dei contatti affettivi “esterni” e le primordiali tentazioni sessuali. O quanta orgogliosa manifestazione di sé in “Backliner”, in cui certifica la dignità di essere ciò che è, mantenendo lo spirito partigiano e la consapevolezza di deviare dalla moda corrente. Niente, la confidenza con la sua mente non lascerà mai che accada qualcosa di banale o di troppo futile nel rigenerarsi.
In questo disco le chitarre non hanno un ruolo da etoile, forse proprio per nascondere accordi aperti e provare a incupire le finestre. Per quanto ritornino in uno splendido ritmo sincopato nella traccia finale, quella “A cuor leggero” che, non a caso, risale al 2015 e ai titoli di coda del gioiello del compianto regista Claudio Caligari (“Non essere cattivo”). D’altronde, in un susseguirsi di tracce complesse e indubbiamente “pensate” con tanti tempi dilatati alla base, rappresenta anche la melodia più classica dell’elenco.

Nel continuo tran tran di sguardi rivolti a un passato che tende a definirsi nella sua pienezza solo in età matura, il cantautore romano non rinuncia di certo all’amore vero, al rapporto fatto di sopportazioni, compromessi, difetti da chiarire (“Niente mi fa come mi fai tu”). E’ il trionfo del “sentimento del fare”, di un legame che guarda con realismo alle faccende di ogni giorno, che si consolida tra dormite in solitaria e sguardi ben precisi. Non mancano poi le riflessioni sociali con annessa inquadratura sull’io e sulla propria pelle. “Bella quando vuoi” ha il refrain battistiano, ma anche le sfumature, talvolta impercettibili, del Sinigallia dell’esordio datato 2003.
La title track è invece la hit estiva di un mondo ideale, ed è in buona sostanza il brano più intrinsecamente vicino al marchio di fabbrica originario. Un melanconico andirivieni di tormenti e certezze che spuntano con il mero intento di esorcizzare le dinamiche di un cuore fin troppe volte sazio solo per metà. “Che male c’è” scava ancora più in profondità, si nutre di malesseri e inquietudini, indaga fino a scoprire una libertà in fin dei conti lesiva, tutt’altro che salvifica, mentre il tempo inchioda il cervello e qualcos’altro in un limbo colmo di incertezze: “Troppo tardi per salvarmi, troppo presto per morire”.

Mancano il bagliore e lo stupore di “Incontri a metà strada”, ed è lontano il fondo del barile accarezzato con maestria nel disco precedente. Eppure, c’è una luce nuova a illuminare il cammino di uno dei cantautori più sottovalutati della storia della canzone italiana. Non avrà la medesima intensità del passato, ma definisce ancora una volta uno scenario profondo e tremendamente sentito. Un sentiero artistico nobile e di rara bellezza.

(22/09/2018)

  • Tracklist
  1. So delle cose che so
  2. Niente mi fa come mi fai tu
  3. Bella quando vuoi
  4. Backliner
  5. Le donne di destra
  6. Ciao Cuore
  7. Dudù
  8. Che male c’è
  9. A cuore leggero


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