Li abbiamo dovuti aspettare un po’ più del solito. Sei anni, invece dei tre o quattro che di solito intercorrono tra un disco dei Bad Religion e l’altro. Ma che sarebbero tornati lo si sapeva, a sbraitare come gli si confà, su questa “Age Of Unreason”. A rovesciare veleno e melodie sull’America di Trump, muri tanto in voga nei governi nazional-populisti e chi più ne ha più ne metta. Insomma, per i californiani, già polemici di loro, inveire contro questi tempi è come sparare sulla croce rossa.
Il sound scelto questa volta da Greg Graffin, ormai unico mattatore permanente e instancabile, è quello con cui la band si trova più a suo agio: il classico blend di punk-pop e melodie immediate. Sono state dunque messe da parte le piccole deviazioni psichedeliche o metal degli ultimi lavori. A volte di melodia ce n’è persino troppa e annacqua un po’ la forza di brani come “Lose Your Head” o la stessa title track. Quando però l’equlibrio tra melodia e riff è perfetto, ecco venir fuori canzoni dritte ed efficaci come “My Sanity”, capaci per qualche momento di rievocare i brividi che la band ha suscitato sul finire degli anni 80.
I brani migliori di questo “Age Of Unreason” sono però quelli più corti e battaglieri. Ovviamente il testo a mitraglietta di “Do The Paranoid Style” e il basso a profondità Clash di “End Of History”, ma anche la divertente incursione hard-rock “Big Black Dog”.
Al diciassettesimo disco aspettarsi freschezza, novità o addirittura nuovi inni generazionali è un’illusione da fan immaturo o da vecchio punk berlinese fuori dal mondo musicale contemporaneo. Ma chi, più realisticamente, si attendeva un disco solido e qualche slancio di tutto rispetto è stato accontentato.
23/07/2019