Ducktails

Watercolors

2019 (New Images Limited) | synth-jangle, retro-pop

Sembra ieri quando Matthew Mondanile pubblicava album a nome Ducktails con la Domino, pur mantenendo il suo ruolo nei Real Estate. Quando si viene a sapere che avrebbe lasciato questi ultimi per dedicarsi interamente al suo progetto solista, nel 2016, pochi probabilmente sanno dei veri motivi di questa scelta così drastica. Solo in seguito, più o meno ai tempi della pubblicazione di “Jersey Devil” (non a caso autoprodotto, come questo “Watercolors”), un anno dopo, si apprende il vero motivo del suo abbandono della band di partenza – anzi, del suo licenziamento. Julia Holter, sua ex, pubblica un lungo post in cui lo cita parlando di abusi emotivi e di essersi dovuta rivolgere a un avvocato perché temeva per la sua vita. Le dichiarazioni e i racconti, a quel punto, fanno intendere che i comportamenti di Mondanile sono noti da tempo e non riguardano solo il rapporto con la Holter. L’artista americano ammette e nega allo stesso tempo, ma è chiaro che almeno parte delle accuse è fondata.
Questo è un doveroso preambolo, sia per avvertire chi dovesse preferire non continuare (e in effetti la sua fanbase sembra essere cambiata decisamente), sia per comprendere da dove proviene questo “Watercolors”, ossia il primo album in cui Mondanile tenta di affrontare il cosiddetto elefante nella stanza. Forse un po’ timidamente, a sentire il brano centrale, “Confession”, e in questo certamente il disco non è che il primo passo in un percorso di autoanalisi e di redenzione, in cui la mortificazione si mescola al risentimento anche per le difficoltà non solo “sociali”, ma anche economiche seguite al caso (“Deal With It”), che lo hanno costretto addirittura a trasferirsi in Europa (e chi ha dato una scorsa alle sue recenti apparizioni dal vivo potrà capire che negli Stati Uniti probabilmente le porte sono chiuse). Non a caso a dicembre sarà in Italia per un lungo tour, e non a caso non ci sono sostanzialmente notizie sull'uscita di questo disco sul web, se non un eloquente thread di Reddit (nel quale compare a un certo punto anche lo stesso Mondanile).

Certamente è comprensibile la sua posizione in una situazione che lo ha improvvisamente relegato a “intoccabile” (in senso negativo), tagliandolo fuori addirittura da relazioni sentimentali di lunga data, come racconta in “Bad Guy”. Detto questo, siamo lontani ancora da una vera e totale disclosure dei suoi comportamenti e del suo atteggiamento, e forse si tratta di una rivelazione che avverrà col tempo – cosa che non può essere comunque scissa dal suo percorso artistico, e non può che aspettarlo al varco, per così dire. Questo sembra confessare la preghiera di “Blue Light”, e nonostante arte e morale debbano essere disgiunte, la naturale prosecuzione di questo percorso non può che essere che una chiusura con se stesso e gli altri.

Dal punto di vista strettamente artistico, “Watercolors” rappresenta la naturale evoluzione da “The Flower Lane”, ed è il disco più dichiaratamente “sintetico” di Mondanile, con diversi orpelli sophisti-pop come il sassofono di Dimitri Karaiannis (la sua band ora è greca, dato che vive ad Atene), oltre che alcuni passaggi bossanova (“Lip Service”, “Blue Light”). L’ambientazione vagamente “lussuosa” (ma come un gruppo jazz che suona per strada, o alle feste nei resort mediterranei) acuisce, invece del contrario, il senso di profonda crisi di identità che rappresenta il fulcro del disco, accentuando in qualche modo la distanza dall’ascoltatore ma avvicinando Mondanile alla sua musica e ai motivi più profondi del “fare arte”.
E’ comunque il disco più elegante della sua carriera, e decisamente il più elaborato in termini di arrangiamento, pur senza avere l’esplosività melodica di “Days”. Ciononostante, da quest’ultimo punto di vista, c’è un’ispirazione che non si vedeva da tempo (la title track, la già citata “Blue Light”, “Olympic Air”, la stessa “The Curtain’s Moon”, pur reminiscente del vecchio repertorio), come testimonia anche la recente pubblicazione di una raccolta di outtake torrenziale.

Insomma, “Watercolors” è un disco che non può essere ignorato e forse rimane valido anche ammettendo l’identificazione tra la vita dell'autore (comportamenti annessi) e la sua arte.

(21/11/2019)



  • Tracklist
  1. Answered in a Prayer
  2. Watercolors 
  3. Deal with It
  4. Blue Light
  5. The Ocean Floor
  6. Lip Service
  7. The Curtain’s Moon
  8. Confession 
  9. Olympic Air
  10. Bad Guy
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