Fabrizio Testa

Trout Rap Replica

2019 (Tropico Records) | old-school-hip-hop, weird

Se la sua musica è giustamente definibile come un rebus, imprevedibile nelle sue evoluzioni ed enigmatica nelle scelte, questa volta Fabrizio Testa ha spiazzato anche chi lo segue da tempo. Il cantautore sbilenco e sperimentale di un tempo diventa improvvisamente un autore di hip-hop old-school intriso di sax sognanti che imitano Gato Barbieri e di sample inaspettati di Jack Nicholson, Bill Murray, Michey Rourke, Ornette Coleman e Klaus Kinski. Un viaggio in un mondo di ricchezza ostentata, sole californiano, belle donne e divertimento che suona così distante dai tormentati rapper di oggi, inquieti persino quanto parlano dei milioni di dollari che guadagnano, da far commuovere. Via libera al funk, dunque, e alle rime rilassate e sensuali che accompagnano l'ennesima estate a Venice Beach, vera o fantasticata che sia. Su tutto trionfa un'estetica weird, che costringe a non prendersi troppo sul serio neanche come ascoltatori. A voler giudicare questo album di mezz'ora scarsa come un passaggio importante della lunga evoluzione dell'hip-hop nostrano, insomma, si rischia di fare la figura dei tonti, o quantomeno ci si trova fuori luogo come chi volesse discutere degli Squallor tirando in ballo la musica Classica. 

Questa cartolina dal passato, inzuppata di una malinconia per un'America sognata grazie alla televisione e al cinema, è quindi un album per sua stessa natura attempato, che imita più che inventare, che rievoca più che sperimentare, e che gioca dall'inizio alla fine. In fondo, non è neanche un album di Fabrizio Testa come potremmo immaginarlo, visto che lui non interviene né alle tastiere (Luca Olivieri), né al sax (Paolo Soldati), né alla voce (Shane de Leon, con una comparsata di Jackson Blue), ma si impegna invece ad assemblare i ritmi e aggiungere i campionamenti. Verrebbe da considerarlo, quindi, un progetto estemporaneo, o uno scherzo fatto per divertire il suo affezionato e specifico pubblico.

In questo breve album che confina spesso con la beffa si finisce per ricordare, in un italiano stentato, una vecchia vacanza in Francia nell'esilarante "Saint Tropez": forse è proprio questa la chiave per interpretare al meglio l'opera: abbandonate ogni intellettualismo e godetevi questo scalcagnato tributo all'hip-hop scritto da un italiano strampalato, incorreggibile, imprevedibile. Il titolo, non a caso, è un omaggio a un album amatissimo, tributato ma anche sbeffeggiato sin dalla copertina.

(06/10/2019)



  • Tracklist
  1. Cream puff
  2. Trout Rap Replica
  3. Veteran's Day
  4. Lobester Forniture
  5. Where Do I Put The Milk?
  6. Saint Tropez
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