Felice Brothers

Undress

2019 (Yep Roc) | country-pop-rock

Formazione country spesso ai confini del pop, i Felice Brothers si distinguono all’interno della scena musicale americana per i contenuti dei loro testi, mai inclini al giovanilismo spensierato di molte band affini. Dopo l’avventuroso e poetico ritorno in scena dell’ex-membro Simone Felice, fratello di Ian e James, anche il gruppo newyorkese, dopo tre anni d’assenza e dopo aver perso altri due componenti storici - Josh Rawson e Greg Farley - riprende il cammino, ritornando a raccontarci, con testi pungenti e sferzanti metafore, quel che nel frattempo è cambiato in America dopo l’avvento di Trump.

“Undress” è il beffardo invito che la band rivolge a tutti i politici (repubblicani e democratici), agli evangelici, al Pentagono, ad anarchici e industriali, alla Bank of America e persino alla consigliera del presidente americano, Kellyanne Conway. 
Spogliarsi è per i Felice Brothers una necessità morale e fisica, un viatico indispensabile per uscire dall’ambiguità dei tempi correnti, ovvero mettere a nudo le contraddizioni di una società che sta vivendo una delle pagine politiche più turbolente degli ultimi anni.

A far da colonna sonora all’amara riflessione è quel linguaggio musicale che Bruce Springsteen e The Band hanno trasformato nella voce dell’America: un country-rock dai toni blue-eyed-soul, estroverso, vivace, tra riff epici e un tripudio di fiati e ritmi che invocano spensieratezza (“Undress”). Ed è con la stessa disinvoltura che il vivace pop sing along di “Special Announcment” mette in musica lo slogan “sto mettendo da parte i soldi per diventare presidente”, una provocazione che si rinnova con toni più sardonici nel trascinante garage-pop da cabaret di “Salvation Army Girl”.
Musicalmente “Undress” è poliedrico e versatile: la natura pop della formazione americana non viene mai meno, anche se il pregevole accordo blues di “Holy Weight Champ” e il quasi gospel di “Poor Blind Birds” offrono una profondità espressiva allettante.

Ci sono momenti in cui la band mette a nudo non solo le contraddizioni della moderna società, ma anche della tradizione musicale americana. Con l’aiuto di pochi accordi di piano e fisarmonica, i Felice Brothers dichiarano di avere paura della morte (“Nail It On The First Try”), svelano sentimenti ancestrali e intimi su scarne note country-blues (“Days Of The Years”), intonano una festosa square dance (“Jack Reminiscing”), senza rinunciare a testi fortemente allegorici anche quando la musica si fa più corposa (“Tv Mama”).

È intenso il contrasto tra il malinconico racconto a suon di banjo, fisarmonica e percussioni sul ritorno a casa di un prigioniero “Hometown Hero”,  e quello più tenebroso e malsano di un reduce di guerra che torna in patria solo per uccidere (“The Kid”). Ed è ricco di presagi il suono del french horn che rende suadenti le note della conclusiva “Socrates”: quel che si consuma è l’atroce condanna a morte di un cantautore, un impavido difensore della libertà che fino alla fine non cede al potere (“mi hanno accusato di scrivere canzoni, sono stato condannato a morte, ho 24 ore di vita […] non cercare vendetta, non portare fiori nel mio letto, non ne avrò bisogno quando sarò morto [...] salute al tiranno, salute allo stato moderno, salute al dollaro, salute allo stato moderno”). 

A un ascolto fugace il nuovo lavoro dei Felice Brothers può sembrare solo l’ennesimo album country-rock di buona fattura. Al contrario, le storie sono amare, struggenti, anzi beffardamente coraggiose, e appare chiaro che il carattere estroverso di “Undress” è un artificio utile per poter affascinare quanti più ascoltatori possibile, svegliandone le coscienze senza renderle malinconiche.
Un raggio di luce nell’oscurità.

(03/06/2019)



  • Tracklist
  1. Undress
  2. Holy Weight Champ
  3. Special Announcment
  4. Nail It On The First Try
  5. Salvation Army Girl
  6. Poor Blind Birds
  7. TV Mama
  8. The Kid
  9. Hometown Hero
  10. Jack Reminiscing
  11. Days Of The Years
  12. Socrates




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