Troppa grazia, gran bel varietà
Gli ingredienti con cui accompagnare i tagli si alternano: in primis, ci si scaglia verso il vuoto e la banalità della società, contro il lavoro d’appiattimento e banalizzazione delle cose importanti: una critica spietata che non sfocia mai in livore o rabbia, ma alimenta il punto di vista di un osservatore lucido, spietato e partecipe. “La risposta al romanticismo spiccio e dozzinale dominante la qualunque. Nel Bel Paese dove tutto si risolve con il cuore, e infatti fila tutto a meraviglia, accuso troppa grazia. Piuttosto che altri zuccheri, ‘Carne cruda a colazione’ sbattuta fresca in faccia”, stando alle parole del Nostro.
Il miglior modo per inaugurare le danze è presentarci il “Povero zio”, succube d’una routine passata a dispensare dritte su opinionedizio.god. Un contesto attuale delineato dal greve giro di basso che apre “Grazie per l’attesa” (“Se non prende il cellulare, se c’è guerra nucleare, non c’è campo qui, non c’è scampo qui…”), e in cui si muovono i “I Milleflui”. La canzone è nata a seguito della visione – tutt’altro che edificante – del live dei Gino Melenso e i Melliflui, capace di scatenare in Succi una tra le liriche più sentite e caustiche. Già, la Musica: nemmeno lei se la passa bene e la trascinante foga synth-pop (con tanto di citazione kraftwerkiana) di “Algoritmo” non riesce a levigare l’amarezza d’una povera Musa ridotta a mera tappezzeria per locali e merce per aggiornare playlist. Arte, “Arti”, come unica resistenza, sostegno concreto insieme alla speranza di qualche incontro fortunato nella “Grigia” Alessandria: “Tu te ne stavi nascosta in questa città, come il grappolo buono sta dietro la foglia.”
23/09/2019