Htrk

Venus In Leo

2019 (Ghostly) | minimal wave, dream-pop

Una sigla che è un vero manifesto programmatico, quella del gruppo di Melbourne. Htrk (ovvero HaTeRocK: odia il rock) è non solo una dichiarazione d’intenti, ma anche un avvertimento per chiunque voglia addentrarsi tra le ipnotiche trame della musica del duo australiano.
Surreale, onirica, ammantata da un costante senso di tragedia e solitudine esistenziale (non va dimenticato che il gruppo ha dovuto affrontare il suicidio di uno dei membri originali e la perdita dell’amico e produttore Rowland S. Howard), la musica degli Htrk cattura quel senso di bellezza e di magia che si camuffa sotto le mentite spoglie della paura e della morte.

È un costante inganno percettivo, quello attuato da Jonnine Standish e Nigel Yang, una lezione di stile da parte di due musicisti che non hanno timore della sensualità e della forza della poesia. Quel languore che ben si plasmava con le algide sonorità industrial e post-punk dei precedenti album ha assimilato ombre e luci di un immaginario creativo che abbraccia cinema (David Lynch su tutti), letteratura, fotografia e musica. Una registrazione live in studio, la surroga da parte della chitarra di gran parte delle astrazioni e delle suggestioni sonore elettroniche riportano l’orologio stilistico del duo nel passato. Al sognante e cerebrale shoegaze di “Work (Work, Work) e all’inebriante trip-hop di “Psychic 9-5 Club”, il duo preferisce l’oscuro minimalismo dei Joy Division (“You Know How To Make Me Happy”) e il tocco cristallino/ipnotico dei Durutti Column (“Venus In Leo”).

È come se gli Htrk avessero mescolato le varie sfumature dei tre precedenti album, spogliandole poi di tutti gli inutili abbellimenti, a volte scavando sottopelle (“Dying Of Jealousy”) o addirittura stravolgendo canzoni altere e sensuali fino a trasfigurarne l’essenza: l’r&b di Missy Elliott “Hit ‘Em Wit Da Hee” travestito da danza gotica.
A volte viene meno un po’ di quel mistero e di quella magia dell’indefinito che elevava il pathos delle canzoni: Jonnine e Nigel hanno in verità scoperto il potere della parola, e queste nuove nove canzoni hanno molto da raccontare in musica e testi.
Le ossessioni che nascono da eccessi sentimentali sono infatti pronte a trafiggere l’indolenza quasi acustica del folk-noir di “Into The Drama”, mentre il dilemma conflittuale con la realtà dei social media viene scandita con timbriche quasi industrial in “Mentions”. Ed è ancora la dissolutezza giovanile al centro delle ultime due tracce (“New Year’s Day” e “New Year’s Eve”), sottolineate da tempi ritmici che da festosi diventano ossessivi, ponendo l’ascoltatore di fronte a una serie di domande prive di una possibile risposta.

Gli Htrk hanno imparato a gestire i suoni e le emozioni con minor vigore e maggiori dettagli emotivi e hanno accettato le sconfitte, mostrando il lato più vulnerabile della loro musica: questa minore urgenza espressiva forse non gioverà al successo di “Venus In Leo”. Fate attenzione, però, perché quando una pietanza viene fatta cuocere a fuoco lento acquista sapore e consistenza, lasciando in bocca un gusto dolceamaro che difficilmente svanirà dalla memoria.

(24/09/2019)



  • Tracklist
  1. Into The Drama
  2. Mentions
  3. Venus In Leo
  4. You Know How To Make Me Happy
  5. Dream Symbol
  6. Hit'em Wit Da Hee
  7. Dying Of Jealousy
  8. New Year's Day
  9. New Year's Eve




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