Jai Paul

Leak 04-13 (Bait Ones)

2019 (XL Recordings) | alt-r'n'b, electropop, synth-funk

Un universo parallelo di lavori incompiuti, rimandati, occultati, rubati o perduti si affianca alla discografia ufficiale, canonica, riconosciuta. Negli ultimi anni, però, grazie all'ubiquità di internet e alla disgregazione del formato album in una polvere di mixtape, playlist, raccolte, collezioni di singoli si è sfumato il confine fra discografia ufficiale e non, fra qualcosa che l'artista ha concluso e affinato e qualcosa che invece è giunto ancora acerbo, abbozzato, incompleto. Poi c'è la cultura tutta contemporanea del leak: qualcuno, in modo più o meno illegale, si procura una versione pirata dell'opera, può essere tanto una foto di un set cinematografico quanto un brano o un intero album dell'artista più quotato del momento. Indizi, suggerimenti, anticipazioni che diluiscono quel momento totalizzante che era una volta la pubblicazione, disvelazione repentina e completa, disorientante ed elettrizzante.
Oggi la release è sempre di più un processo graduale, sviluppato come una campagna di marketing che prima incuriosisce, stuzzica, accenna e infine svela, appaga, soddisfa. Nell'epoca bulimica di Spotify, d'altronde, è necessario far emergere il bisogno di quel determinato brano o album per poter centrare gli obiettivi di diffusione desiderati. E nel mezzo fra il trapassato delle file al negozio di dischi locale e il presente futuribile del leak attinto dal web, c'è Jai Paul.

Jai Raj Paul è un inglese di origini indiane, classe '88, germogliato su MySpace nel 2007 ma diventato famoso in patria nel 2010, tanto da finire sotto contratto per la XL Recordings. Il suo successo "BTSTU" viene campionato in brani di Beyoncé e Drake e il successivo singolo "Jasmine", del 2012, trova ampi consensi di pubblico. Poi il leak che ha cambiato tutto: su Bandcamp si trova una raccolta di brani di Jai, la stampa si eccita e rilancia la notizia di un debut-album tanto atteso, promosso apparentemente in modo non convenzionale. Non è vero: hanno rubato il laptop di Jai e qualcuno ha tentato di lucrarci sopra. Oppure è vero questo: Jai voleva smarcarsi dalla casa discografica e pubblicare in autonomia. O ancora: sono categorie vecchie, quelle di pubblicazione ufficiosa o ufficiale, e tanto ci basti la musica. Nel 2019, dopo sette anni, il grande ritorno con il materiale del leak pubblicato ufficialmente e corredato da nuovi brani.

La scelta è davvero curiosa, perché alla fine non è stata pubblicata una versione definitiva dell'opera, ma quella unfinished che incuriosì Bandcamp. Il leak, che ha probabilmente rovinato la carriera di Jai Paul o quantomeno ne ha sconvolto lo svolgimento, ha avuto il potere di stravolgere il concetto di pubblicazione ufficiale, influenzando a tal punto il corso degli eventi da invertire i piani: il leak è adesso l'album ufficiale e qualsiasi altra versione dei brani sarebbe irrimediabilmente percepita come una alt-version, un remix, un corollario di quanto già detto con quei vecchi brani illegali, sfuggiti al controllo del suo creatore.
Fuori dal labirintico episodio di cronaca, dove la polizia non trova il colpevole del leak e dove alle accuse di guerilla-marketing si oppone l'elusivo personaggio di Jai Paul, c'è la musica: caotica, inconclusa, sbilenca ma anche decisamente geniale, meravigliosamente interculturale e inesorabilmente viva. Un organismo fotografato non alla fine della propria crescita, ma tenendo conto dei percorsi abbozzati, dei tentativi abortiti, degli errori e delle incongruenze. Se fosse un essere umano, sarebbe una adolescente bellissima, ancora così ambigua e incoerente, dagli occhi splendidi e i brufoli malcelati, i tacchi nuovi di zecca che slanciano un corpo ancora troppo giovane per essere genuinamente sensuale.

La bellezza incompiuta di questo album, di questo work-in-progress fotografato costringe a pensare come in un what-if marveliano: come sarebbe stato se il leak non fosse mai accaduto? Avremmo fra le mani l'esordio di un nuovo Prince? Ma in fondo non c'è nulla di più contemporaneo, attuale, vivo di questa musica con le strofe tagliate, le idee fermate quanto basta per farne un promemoria di pochi secondi, il mix audio approssimativo. Un lo-fi che guarda all'r'n'b più sofisticato, un pressappochismo da cameretta che ambisce alla perfezione laccata dei bestseller discografici.
Spasmi creativi fermati dall'indecisione, dall'imbarazzo, dalla fretta che si confondono a melodie aliene, sensuali, atipiche in un continuum onirico. La fotografia di mille album possibili, fermati in una forma seminale, in una deflagrazione adolescenziale fatta di percorsi opposti e infiniti, tutti percorribili, tutti sbagliati e tutti giusti. Il centro di una sfera dal quale si irraggiano innumerevoli percorsi di world-music futuristica, art-pop androgino, electropop sgranato, synth-funk allo stato grezzo.

Come nello sguardo di un'adolescente che ancora non sa gestire il proprio futuro, come nell'incipit di un magnifico libro incompiuto, come nei ricordi raccontati per aneddoti dagli altri: un fluido mondo di possibilità, accennate più che esplorate, a ricordarci che a volte la bellezza immaginata, tentacolare e infinita, è essa stessa bellezza. Il più grande contributo contemporaneo alle possibilità creative della musica r'n'b. Un monumento, splendido e malinconico, alla vita.

(13/06/2019)



  • Tracklist
  1. One of the Bredrins
  2. Str8 Outta Mumbai
  3. Zion Wolf Theme - Unfinished
  4. Garden of Paradise - Unfinished
  5. Genevieve - Unfinished
  6. Raw Beat - Unfinished
  7. Crush - Unfinished
  8. Good Time
  9. jasmine - demo
  10. 100000 - Unfinished
  11. Vibin' - Unfinished
  12. Baby Beat - Unfinished
  13. Desert River - Unfinished
  14. Chix - Unfinished
  15. All Night - Unfinished
  16. BTSTU - Demo
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