Jambinai

Onda

2019 (Bella Union) | post-rock, korean folk music, post-metal

In tempi in cui innovare risulta molto difficile e quando succede non necessariamente si verifica con frutti dalla qualità sperata (in ambito rock più che altrove), molte succose novità non sono germogliate nel terreno dell’innovazione pura, bensì in quello dell’incrocio tra forme sonore moderne e vecchie tradizioni – molto spesso lontane dalle terre anglofone, dove questo genere di ibridazioni ha già dato i suoi migliori risultati in passato. Quest’anno lo abbiamo visto con gli Hu, mongoli che sfruttano il potenziale battagliero del throat singing e gli strumenti folk della loro terra per intonare canti di guerra dall’imprinting metal, così come in Ucraina, dove il giovane Khayat ha innestato canti folclorici ucraini e arabi in un ribollente suolo di elettronica ad alta definizione, post-industrial e trap. Sono solo due, distantissimi esempi di un modus operandi (dal potenziale pressappoco inesauribile) che sta dando vita a composti affascinanti e misteriosi.

Attivi da quasi dieci anni, i sudcoreani Jambinai sono dei convinti alfieri di questo modo di intendere la musica senza barriere tra modernità e tradizione. I tre membri storici della band, Shim Eun Yong, Lee Il Woo e Kim Bo Mi, si sono conosciuti alla Korea’s National University, dove studiavano musica tradizionale coreana, trascorrendo il tempo libero insieme e coltivando una passione per i Nine Inch Nails e il post-rock, nonché scherzando sul k-pop.
Il postulato sul quale si fonda la musica dei Jambinai è semplice quanto impressionante: post-rock, sovente virato metal, al cui impianto tradizionale vengono aggiunti i suoni ancestrali dell'haegeum (strumento a corde da suonare prevalentemente con un archetto), del geomungo (strumento a corde non dissimile dal sitar) e del piri (flauto tradizionale coreano). Il risultato è strabiliante. Sembra di correre a perdifiato tra le cime rocciose del Seoraksan (altipiano sudcoreano), con le chitarre più fredde e abissali a inscenare la pericolosità della natura e l’amalgama di strumenti musicali coreani ad aggiungere mistero.

Non saranno certo famosi come l’ultima stella k-pop, ma nel giro di due dischi i Jambinai si sono fatti un nome, tanto che a partire dal secondo lavoro (“A Hermitage”) hanno trovato collocazione in casa Bella Union, e nel 2018 sono stati chiamati a suonare, accompagnati da un’orchestra di geomungo, alla cerimonia di chiusura delle olimpiadi invernali, ospitate dalla Corea del Sud.
Caratterizzato da un sound ancora più monolitico che in passato, “Onda” è ad oggi il loro miglior parto. L’apparato musicale tradizionale sudcoreano agisce talvolta separatamente da quello rock (come in “Sawtooth”, dove le due componenti si alternano quasi perfettamente), ma è quando le due forme vengono mischiate, con il berciare stridente dell’haegeum che si sovrappone alle chitarre a zanzara (“Event Horizon”) o con il più sacrale geomungo ad accompagnare il basso e la batteria in un terremoto di suoni (“Onda”), che le malie più accattivanti prendono vita.

Molto vario è anche l’utilizzo del cantato, sia femminile che maschile. Solitamente devote a un lirismo quasi onomatopeico à-la Sigur Ròs, le voci si producono talvolta in gorgheggi pop (la parte iniziale di “Square Wave”, sicuramente l’episodio più radio-friendly della raccolta) o addirittura in growl demoniaci (“Sun. Tears. Red”, unico brano in cui il background metal prende totalmente il sopravvento). In “Small Consolation” non è solo il canto a ricordare gli islandesi, ma anche le pennate enfatiche sulla chitarra elettrica, che mimano un’ascesa celestiale.
Epicentro del disco, per posizione e intensità, è una suite di tredici minuti intitolata “In The Woods”. I musicisti coreani disegnano qui un paesaggio tetro e romantico, una foresta umida dove far echeggiare le corde del geomungo in un vibrato sinistro, uno scenario preraffaellita in cui l’haegeum piange insieme alle chitarre e allo xilofono, prima che una tempesta elettrica irrompa, risucchiando questo lamento e il canto lirico in un vortice deformante.

(21/11/2019)

  • Tracklist
  1. Sawtooth
  2. Square Wave
  3. 사상의 지평선 (Event Horizon)
  4. 검은 빛은 붉은 빛으로 (Sun. Tears. Red)
  5. 나무의 대화 (In the Woods)
  6. 작은 위로가 있는 곳에 (Small Consolation)
  7. 그대가 지내온 아픔들이 빛나는 축복의 별이 되어 (Onda Prelude)
  8. 온다 (Onda)


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