Machinefabriek

With Voices

2019 (Western Vinyl) | concreta, ambient, sperimentale

Non vi saranno stati segnali effettivi ad anticipare la mossa, c'era da aspettarselo però che Rutger Zuydervelt prima o poi avrebbe ceduto al fascino eterno della voce umana, sfruttandone le infinite potenzialità espressive in un progetto ad essa interamente dedicato. È così che giunge “With Voices”, ultimo capitolo di un'instancabile ricerca sonora dedita alle più ardite manipolazioni e a sorprendenti commistioni, qui tese a indagare e a disassemblare con rinnovato slancio sperimentale le fattezze e le facoltà del più antico strumento del mondo.
Non è certamente niente che faccia gridare alla novità, specialmente in un ambito come quello della sperimentazione sonora che della voce umana ha fatto uno dei suoi principali capisaldi; in soccorso della firma Machinefabriek giunge però un agguerrito manipolo di interpreti su cui il ricercatore olandese imposta la propria indagine. La personalità messa in campo è sufficiente a segnalare il progetto tra i più stimolanti nel recente corso del sound artist.

Il concetto alla base di “With Voices” è piuttosto lineare: dopo aver sviluppato un canovaccio-base della durata di 35 minuti circa, Zuydervelt lo ha poi affidato agli interpreti reclutati per il progetto, incoraggiandoli a sfruttare in piena libertà i disegni sonori, nella più totale “spontaneità” creativa. L'olandese ha quindi raccolto i contributi e tratto da ciascuno gli spunti necessari all'ottenimento di tracce definite, organizzate in una scaletta eterogenea nei minutaggi e nell'elaborazione.
A conti fatti, il progetto si configura come un intricato puzzle compositivo, tale da fornire ulteriore slancio alla peculiare commistione linguistica marchio di fabbrica di Machinefabriek. L'ingresso dell'elemento vocale conferisce quindi qualità emotive immediatamente intelligibili, tali da portare a distinzioni ancora più nette tra i singoli passaggi. Dalle rapidissime scansioni in scia neoclassica di Marianne Oldenburg (tra i pochi episodi in cui la voce si apre a effettive linee melodiche) agli squarci teatrali del capitolo conclusivo (affidato a una Marissa Nadler in grandissimo spolvero) il disegno di Zuydervelt abbraccia la potente malleabilità dei contributi vocali senza parsimonia alcuna, escogitando momenti di pura sinergia espressiva.

Al netto di qualche passaggio un pizzico più autoindulgente (la coralità scomposta affidata al tocco drammatico di Peter Broderick; le armonie caracollanti degli Zero Years Kid) la sintesi di linguaggi attuata da Machinefabriek centra il proprio obiettivo, sposando astrazione e concretezza, meccanica ed emotività in un insieme di fluida compattezza. Ulteriori approfondimenti in questo ambito non potranno che essere graditi.

(07/08/2019)

  • Tracklist
  1. I (with Terrence Hannum)
  2. II (with Chantal Acda)
  3. III (with Peter Broderick)
  4. IV (with Marianne Oldenberg)
  5. V (with Zero Years Kid)
  6. VI (with Richard Youngs)
  7. VII (with Wei-Yun Chen)
  8. VIII (with Marissa Nadler)
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