Sadaf

History of Heat

2019 (Blueberry) | sound collage, post-industrial, deconstructed club

Proseguendo nel solco del già interessantissimo Ep “Shell” (2017), la compositrice, violinista e artista visuale Sadaf H. Nava realizza con questo suo primo lavoro sulla lunga distanza un vibrante pastiche di sound collage, digital hardcore, suggestioni folk d’impronta mediorientale (Sadaf è nata in Iran, ma da anni vive a New York) e quell’amalgama di elettronica ballabile, bizzarrie assortite e musica post-industriale che va sotto il nome di “deconstructed club”.

Volto alla trasfigurazione sonora di un’immaginaria storia d’amore, con tutto il suo carico di emozioni e traumi più o meno profondi, “History Of Heat” sviluppa il suo disegno narrativo a cominciare dalle poliritmie disperse in un caos di violini, vocalizzi e fiati free-jazz di "L'Enfer En Pleine Lumière". Mostrando di muoversi tra gli estremi di un calcolato dosaggio di sorgenti sonore e una passionale tensione alla lacerazione strutturale, il disco passa in rassegna ibridi di ipnotismi onirico-mediorientali e frenesie breakcore (“Apparition”, “Directrice”), minimalismi percussivi a sostegno di una stanza degli specchi in cui la voce continua a cercare se stessa (la title track) e bombardamenti ritmici con voci riverberate che flettono il tessuto musicale a dire di un’electro post-industriale dai connotati sinistri (“Perfection”). Quando la tensione collagistica viene accentuata, nascono allora brani come “Animal”, mentre in “Tiny Engine” sembra di ascoltare una bizzarra ninna nanna per macchine e circuiti.

Ma il momento migliore del disco si trova a cavallo tra il groove in bilico tra esotismo e scansioni ferroviarie di “Feed Him” e le allucinazioni foniche in disfacimento di “The End” (War Text)”. In “Guttermoon” aleggiano, invece, segnali di distensione. Ma è una distensione carica di inquietudine, la stessa che ci farebbe compagnia se ci ritrovassimo ad attraversare una città fantasma avvolti dalla foschia di una notte umidissima. Con il suo rituale sommesso, “Wrong God” lascia che la tensione si attenui lentamente, consentendo quindi a “Cinéma Vérité”, con la sua musica da camera deforme, di mettere l’ultimo sigillo su un disco assolutamente convincente.

(08/11/2019)

  • Tracklist
  1. L'Enfer En Pleine Lumière
  2. Apparition
  3. History of Heat
  4. Animal
  5. Perfection
  6. Tiny Engine
  7. Ditectrice
  8. Feed Him
  9. The End (War Text)
  10. Guttermoon
  11. Wrong God
  12. Cinéma Vérité
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