(Sandy) Alex G

House Of Sugar

2019 (Domino) | indie-rock, folk

Se una persona ha abitato in questa casa, quella persona dovrebbe essere come quelle figurine di zucchero che ci sono sui dolci o sulle torte da compleanno: una persona dolce come lo zucchero. Questa casa mi ispira fiducia; sarà il giardinetto davanti all’entrata che mi infonde tranquillità? Non lo so! Non me ne andrei via di qui per tutto l’oro del mondo.
(tratto da “La casa de azúcar”, Silvina Ocampo)

Le canzoni di (Sandy) Alex G sono canzoni, allo stesso modo di come i film di Tarantino sono film e i racconti di Poe sono racconti. Cerchiamo di non dimenticarlo. Ci è concesso di azzardare una lettura politica dello strano, del violento e del perverso, ma occorre tenere a mente che la sola presenza di un filtro creativo rappresenta già di per sé una forma di distacco, di estraneazione dal proprio frutto artistico. Dove finisce la metafora, inizia quello che per l’artista è il più godereccio dei diletti, e che spesso non vogliamo comprendere: il puro piacere di raccontare una storia, che può voler dire aderire al quotidiano, come anche inventare, mentire, prendersi beffa del fruitore o persino ignorarne l’esistenza. Il piacere, insomma, di far ciò che si vuole, senza render conto a nessuno.

Il nuovo album di Alex Giannascoli, classe 1993 e di stanza a Philadelphia, si intitola “House Of Sugar” e prende il nome da un racconto della scrittrice argentina Silvina Ocampo, che, allo stesso modo della musica di Alex, unisce realtà e meraviglia, vita vera e inserti fiabeschi. Può una casa bianca come lo zucchero rubare l’anima di chi la abita? Possono tredici canzoni pop trasmettere un tepore che sia allo stesso tempo amico e nemico, accogliente e spettrale? Dipende da quanto siamo disposti metterci in gioco, pronti a lasciarci stupire. A differenza della totale eterogeneità di “Rocket” (2017), in questo lavoro i paletti sono più definiti, e sono quelli di un Americana intriso di dolciastra melanconia, oscillante tra candore domestico e pittoresche ambientazioni astrali.

Inquadrare l’opera non è impresa facile, perché le sue canzoni sembrano provenire dalla stessa oscurità psichica che partorisce i nostri sogni più contorti, in cui vediamo realizzarsi morbose fantasie che mai avremmo pensato di poter concepire. E vai a saperlo, dove va a parare la fantasia una volta liberata. Magari vola verso “Walk Away”, che apre il disco mettendo in chiaro la sua ambigua poetica, evolvendo da storto lamento weird-folk a saltellante gioco di psichedelica onirica tra riflessi lunari e polvere di stelle. O magari si sofferma su una nostalgica e sognante strumentale tra irrequiete partiture ritmiche e strilli nel buio (“Project 2”); oppure si ritrova sedotta dalla cinematica “Sugar”, con vorticosi impasti sonori, mormorii di vocoder e uno scandito motivo di pianoforte.

Ma Giannascoli è anche, e soprattutto, un cantastorie, come dimostrato nella dondolante ballata “Crime”, dedicata a una fantomatica Lena, partner in amore e nel crimine, o nello schizzo folk di “Hope”, in memoria di una giovane vita “portata via” dal Fentanyl. Gioca a nascondere il surrealismo nei brani più convenzionali, Alex, e viceversa a distorcere canzoni sentimentali fino a renderle irriconoscibili: “Cow” è un semplice duetto di chitarre folk, ma la sue parole diventano assurdi versi d’amore per una “big old cow”; “All I want is to be near you” recita il minimale testo di “Near”, mentre tutto attorno viene martoriato da trasognate cacofonie.

“House Of Sugar” vuole spiazzare, e ci riesce, come quando decide di congedarsi con un pezzo live (“SugarHouse”) che se fosse stato registrato in studio, sarebbe potuto essere il migliore in scaletta. Spiazza e disorienta, e difficilmente tra qualche mese l’ascoltatore d’occasione ricorderà sue canzoni che non siano “Southern Sky”, gemma country-folk dal sincopato e morbido passo, e il singolo “Gretel”, capolavoro di costruzioni armoniche in continua dissolvenza. Questa sua precarietà lo rende da un lato appena inferiore ai suoi predecessori, dall’altro ne rappresenta la sua stessa essenza, quella di una sfuggente e toccante fiaba in musica. Ciò che è certo è che niente e nessuno, oggi, suona allo stesso modo.

A soli ventisei anni, e ormai prossimo ai dieci di carriera, Alex G continua a comporre canzoni per il puro piacere di vederle prendere vita in sembianze inusuali, talvolta deformi. Il risultato è una musica di una dolcezza sinistra, come una mora in un cespuglio proibito, o il marzapane nella dimora di una strega. Per sognare o fare incubi, senza garanzie. L’importante è saper tenere gli occhi chiusi.

(30/09/2019)



  • Tracklist
  1. Walk Away
  2. Hope
  3. Southern Sky
  4. Gretel
  5. Taking
  6. Near
  7. Project 2
  8. Bad Man
  9. Sugar
  10. In My Arms
  11. Cow
  12. Crime
  13. SugarHouse (Live)


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