Shellac

The End Of Radio

2019 (Touch and Go) | noise-rock, post-hardcore

Good day. We are Shellac of North America, and we’re dedicating this session – and probably the rest of our career – to John Peel.

Quindici anni dopo la morte del grande conduttore radiofonico inglese, gli Shellac non si sono dimenticati di colui che è stato, oltre che un guru della musica indipendente, uno spirito affine all’incorruttibile visione artistica di Steve Albini – l’uno con le rinomate session via etere, l’altro con la fucina discografica a marchio Touch and Go. “The End Of Radio” celebra dunque un’epoca, una linea di pensiero e d’azione, la sopravvivenza di un’eredità più che ricca, inestimabile.

Venticinque anni fa, nei Maida Vale Studios della Bbc (di prossima e definitiva chiusura), la prima comparsata del trio d’assalto, fresco di stampa con “At Action Park” e pronto a demolire i canoni del verbo hardcore. Appena undici minuti ma di abrasione totale, quattro tracce delle quali solo “Crow” – capolavoro minimalista in tensione costante – proviene dall’esordio in studio, mentre le altre avrebbero dovuto attendere l’inclusione nei successivi “Terraform” (1998) e “Excellent Italian Greyhound” (2007).
Di fatto “Canada” e “Disgrace” sembrano gemelle, la seconda il reprise accelerato della prima, ugualmente stizzite e taglienti come solo i nostri sanno condensarne la violenza. Curioso che la breve “Spoke” sia stata rimandata a una fase molto più avanzata del loro percorso, pur trattandosi di una cavalcata che riporta a stilemi post-punk a loro precedenti. Sin da allora l’incisione è circolata in forma di bootleg, perciò questa ne è a tutti gli effetti la prima stampa ufficiale.

Quindici anni fa, invece, la seconda session dal vivo trasmessa pochi mesi dopo la scomparsa di Peel. Un vero e proprio concerto di cinquanta minuti con un ristretto pubblico in sala: e dev’essere stata davvero una sorta di epifania poter ascoltare proprio “The End Of Radio”, grottesca serie di prove di trasmissione in forma di tre accordi ossessivi al basso, silenzi e ritmi spezzati alla batteria, e una voce che ripete “Can you hear me now?”, come picchiettando sulla quarta parete della già agonizzante forma-canzone. Questo e altri due sono anticipi dal venturo “Excellent Italian Greyhound”: qualche inedito arpeggio in clean alleggerisce il peso specifico del cupo strumentale “Paco”, mentre “Steady As She Goes” riattinge alla più pura e tormentata furia novantiana del trio.

“Non vedo l’ora di ascoltare il merdoso bootleg in mono di quella canzone, sarà fantastico”: Albini si rivolge a un astante che ha ben pensato di registrare su cellulare una copia personale del concerto. Ma è il momento di sferrare gli ultimi tre colpi decisivi della sessione, con una versione estesa del singolo “Billiard Player Song” (sul datato 7 pollici intitolato “The Rude Gesture (A Pictorial History)”) e due classiconi dal miliare debutto: “Dog And Pony Show” e “Il Porno Star” sono tra le epitomi del loro asciutto e affilato sadismo sonico, formula aurea alla quale risulta tuttora difficile attribuire gli anni che porta sulle spalle.

Contro ogni aspettativa storica, il medium radiofonico non soltanto è sopravvissuto ma si evolve e perdura in nuove forme, nelle dirette via web e nei podcast. Ma certe storie, indubbiamente, meritano ancora il nitore acustico e la confezione del supporto fisico. Tra le migliaia (!) di pubblicazioni che hanno eternato il lavoro e la passione di John Peel non poteva mancare l’eccentrico contributo degli Shellac, da sempre paladini dell’esecuzione cruda e senza artificio, appassionati e intransigenti sino al midollo.

(21/06/2019)

  • Tracklist

14 July 1994 Peel Session

  1. Spoke
  2. Canada
  3. Crow
  4. Disgrace


1 December 2004 Peel Session

  1. Ghosts
  2. The End Of Radio
  3. Canada
  4. Paco
  5. Steady As She Goes
  6. Billiard Player Song
  7. Dog And Pony Show
  8. Il Porno Star
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