Surplus 1980 Collectiv Ensembl With G.W. Sok

Forget All This

2019 (Music la Coque) | experimental, free form, no wave

Bene, plaudiamo subito e senza tergiversare a un'etichetta come Music à la Coque, di stanza a Bari, una piccola e preziosa realtà di qualità che dal 2013 ha tirato fuori meraviglie fuori dal tempo e fuori dalle influenze predominanti. La sua estetica dada e free form è il tripudio più appassionato ed entusiasta all'arte creativa e a forme espressive non convenzionali. Grazie al fiuto di Pino Montecalvo si è riportato alla luce il jazz sperimentale dei Nu Creative Methods con la ristampa di un lavoro uscito per ADN nel 1984 "Transmission", il tribal funk dei Tank of Danzig con "Not Trandy" del 1982, tanto per fare alcuni fulgidi esempi. Ma in qualche modo la parte davvero più trasversale e impensata degli anni 80 perduti è rappresentata da tutte, proprio tutte, le uscite della label che ha addirittura osato il flexi disc e la cassetta come supporti delle sue amene proposte.

Surplus 1980 è un collettivo che, appunto, riassume molto bene questa velleità celebrativa degli anni 80 rimasti ai margini, ciò che veramente si differenzia dal calderone che quegli anni li connota anche tacciandoli di superficialità e velleitaria spinta innovativa. Dietro a questa ragione sociale si nascondono le menti illuminate della Bay Area di San Francisco come Moe! Staiano (Sleepytime Gorilla Museum), Kyle Bruckmann e Bill Wolter. G.W. Sok è invece il fondatore della band dissonante e barricadera The Ex. E qui si parla del post punk/no wave che con le sue derive free jazz e cacofoniche diede davvero un'impronta di ricercatezza e creatività a quegli anni 80 troppo spesso liquidati senza realmente spulciare tra le pieghe più sotterranee di certe realtà nascoste e marginali.

Quanti di voi possono ricordare gruppi fantastici come Diagram Brothers o Dog Faced Hermans? Ebbene, i quattro fantastici pezzi di questo disco ci riportano agli anthem dei Fall, alla fusion roboante e reiterata di James Chance, ai DNA di Arto Lindsay, al primitivismo visionario del Pop Group, ai rumorismi post-industriali e allucinati di This Heat. Contorsioni, distorsioni e tantissimo ritmo. "Glory Hole" è una talking progression accompagnata da psicotici riff di clarinetto e oboe e assalti di chitarra e batteria. "Aftermath" è quanto di più vicino a un felice connubio tra agitprop e sarabanda disarticolata. Un blues-a-billy dall'incedere delirante. Poi ci sono i frenetici, abbondanti quattordici minuti di "Gutter" che affastella e decostruisce ritmiche spastiche che finiscono per dilagare in sfilacciati sperimentalismi concreti. Una jam surreale, irresistibile, apoteotica.

La quadra è chiusa da "Flim Flam" in cui l'ensemble libera energia a profusione con un collage propulsivo del tutto atipico. Un vero e proprio vaudeville di arditezze armoniche, tanto grottesco quanto creativo.

(20/06/2019)

  • Tracklist
  1. Glory Hole
  2. Aftermath
  3. Gutter
  4. Flim Flam
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