070 Shake

Modus Vivendi

2020 (Good Music / Def Jam) | art-pop, alt-r'n'b, hip-hop

I know it's hard to swallow
I don't know if I'll be here tomorrow
(da "Morrow")
Danielle Balbuena, 22 anni, nativa del New Jersey, fa parte del collettivo 070 e ha già fatto capolino nei player musicali dei più curiosi con l'extendend play "Glitter" (2018), un sestetto di brani che in realtà non permetterebbe, neanche ex-post, di immaginare questo esordio. Se quei brani erano ancora legati a stilemi emo-pop-rap che non disdegnavano vicinanze al mondo trap, questa volta siamo al centro di un futuristico viaggio fra digitale e organico. Difficile immaginare un modo più efficace di emanciparsi dai cliché contemporanei dell'universo urban, rispetto a questa amalgama di ritmi neo-primitivi, synth minacciosi, sinuose e inquiete linee vocali. Fatto non trascurabile, la sua autrice lavora con un gruppo di fidati produttori, ma rinuncia alle ospitate al microfono, accollandosi in solitaria tutto il lavoro canoro.

I 14 brani si dividono idealmente in due gruppi: alcuni brevi bozzetti, spesso con caratteristiche impressioniste e tensioni sperimentali; altri, più estesi, che rispondono agli stilemi di un r'n'b futuristico e astratto e che coincidono sostanzialmente con il modello della canzone. "Don't Break The Silence" emerge da una nuvola, come un brano di Enya filtrato da un presente digitale e androide, mentre "Come Around" modula il lamento alla codeina di Travis Scott in una trenodia vagamente etnica; quest'ultima formula è parzialmente replicata in "Microdosing", con spunti witch-house.
La prima canzone è "Morrow", pop-rap e r'n'b sospinti da un beat incalzante e ossessivo, attraversati da una malinconia devastante che fa rimare amore e morte. Il cortocircuito fra passato e presente di "The Pines", un rifacimento del brano tradizionale di fine 800 già interessato da una rilettura celeberrima dei Nirvana, avviene a mezzo di citazioni e trasfigurazioni, classicismi e spunti futuristici.

A soffiare emozione in questo elaborato costrutto tecnologico ci pensano la sincerità e l'introspezione di una ballata come "Guilty Conscience", prima che un calore persino erotico, benché androide, faccia capolino in "Divorce" e "Under The Moon".
Quando "Daydreamin" rilegge Missy Elliott in una veste neo-primitiva siamo al cospetto di un visionario r'n'b post-apocalittico, che contrasta con le aperture solari della lunga "Terminal B", onirica e rasserenante. Poco dopo, il viaggio finisce con gli ultimi svolazzi vocali e un inquietante post-scriptum melodico, distorto e corrotto fino a suonare tragico.

La giovane autrice spicca per potenza evocatica ed eleganza, affidandosi con coraggio alla propria voce per trasmettere un tormento emotivo che suona commovente, struggente e quantomai contemporaneo. La continuità fra umano e robotico, asettico e carnale, è la traiettoria verso cui si muove un'artista che sembra destinata a un radioso futuro come interprete del nostro tempo, ben lontana dalle ovvietà del rap e dell'r'n'b al femminile degli ultimi anni.
La label GOOD Music, fondata da Kanye West, è la stessa di "Daytona", della trap-hit "Panda" e di altri interessanti lavori emersi negli ultimi anni.

(23/03/2020)



  • Tracklist
  1. "Don't Break the Silence"
  2. "Come Around"
  3. "Morrow"
  4. "The Pines"
  5. "Guilty Conscience"
  6. "Divorce"
  7. "It's Forever" (performed by The Ebonys)
  8. "Rocketship"
  9. "Microdosing"
  10. "Nice to Have"
  11. "Under the Moon"
  12. "Daydreamin"
  13. "Terminal B"
  14. "Flight319"


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