Amaro Freitas - Sankofa

2021 (Far Out Recordings)
avant-jazz, minimal jazz, world jazz

C’è da perderci la testa. Che ci si lasci trasportare dal flusso delle invenzioni, o si tenti di dipanare la matassa di stratificazioni ritmiche, giravolte armoniche e suggestioni tradizionali, la personalità raggiunta dal pianista brasiliano Amaro Freitas lascia a bocca aperta.
“Sankofa” è senza dubbio fra le uscite più sorprendenti del recente panorama jazz: uno di quei lavori per cui non si può che scomodare la spinosa etichetta “avant-jazz”, pur consapevoli delle associazioni indebite che essa evoca. La visione jazzistica di Freitas in questo terzo album, infatti, semplicemente non si lascia incasellare in categorie precostruite - anche e soprattutto quelle spesso associate al capzioso nichilismo avant-.

È un turbinio di forme e colori, quello allestito dal terzetto piano-basso-batteria di Recife, nel Nordest del paese. La collocazione geografica non è un dato secondario, perché per scelta Freitas e accoliti tracciano la propria strada al jazz attraverso la reinvenzione della cultura locale, fatta di ritmi meno noti al pubblico internazionale (e anche a quello brasiliano) rispetto agli schemi samba e bossa, ormai patrimonio mondiale. Coco, ciranda, baião, maracatu, maxixe e frevo sono alcuni degli stili assorbiti e rielaborati dal musicista, che li integra in una concezione del ritmo e della composizione del tutto originale. Per sua ammissione, Freitas è ispirato dalle riscoperte delle eredità musicali condotte in questi anni da Avishai Cohen, Shabaka Hutchings, Vijay Ayer: esattamente come questi pesi massimi della scena internazionale, tuttavia, il suo approccio è lontano sia dal filologismo folk-jazz che dall’etno-jazz “da cartolina”. Gli schemi tradizionali sono tasselli, spesso anche nascosti in profondità, per costruire uno stile cangiante, sempre soprendente ed espressivo.

Il centro della passione di Freitas - lo si percepisce in pressoché tutti i brani - è la ricerca sul ritmo. È raro, se non rarissimo, trovare sia in ambito jazz che altrove musica in cui poliritmie, isoritmie, cambi di tempo si incastrino con tanta complessità e naturalezza. Freitas cita Robert Glasper, Brad Mehldau e The Bad Plus come suoi numi tutelari di questo nuovo album, ma l’ossessione per sovrapposizioni, variazioni e ripetizioni di tempi dispari porta alla mente più che altro lo zen funk di Nik Bärtsch e il djent-jazz di Tigran Hamasyan. L’effetto ottenuto dal brasiliano, tuttavia, è lontanissimo sia dall’ascetismo di Bärtsch che dalle luminose catarsi di Hamasyan: mentre i due europei estremizzano e spiritualizzano, il sudamericano pare cercare una via che passi dall’assoluta immediatezza melodica. Non importa quanti metri si intreccino nelle varie “Sankofa”, “Baquaqua”, “Malakoff”, quante volte passi dallo swing all’ottavo dritto o affianchi armonie limpide ad accordi iper-arricchiti e sfacciatamente dissonanti: sempre e comunque, il flusso è morbido e comunicativo.

A volte la scorrevolezza si fa pure troppa, volendo: “Vila Bela” e “Nascimento” sono ottimi pezzi, ma sembrano infilati nella tracklist giusto per indicare che il terzetto sa suonare anche “normale”. A pareggiare il bilancio provvede la strepitosa doppietta “Cazumbá” e “Batucada”, che rappresenta al meglio l’articolazione del pianismo di Freitas. La prima, otto minuti e poco più, è forse il pezzo più denso di capovolgimenti stilistici, con sezioni concitate e metricamente imprendibili che fluidamente si diradano e si riaddensano, ogni volta reimmaginando la propria architettura e il proprio tempo. Tanto di cappello al contrabbassista Jean Elton e al batterista/percussionista Hugo Madeiros (qui impegnato anche con sonagli e fischietti) per la loro capacità di sostenere il torrente creativo del pianista. La seconda traccia dell'infilata, per contrasto, racchiude in due minuti e poco più riferimenti tradizionali, trame minimaliste e una coda atonale che potrebbe dirsi quasi avant-prog.

Vulcanico, caleidoscopico, centrifugo eppure sempre a fuoco, Amaro Freitas ha saputo abbinare nel terzo album a suo nome composizioni entusiasmanti e uno stile di carattere e maturità stupefacenti. C’è da sperare che la sua linea faccia scuola. Per intanto, lasciatevene rapire.

Tracklist

  1. Sankofa
  2. Ayeye
  3. Baquaqua
  4. Vila Bela
  5. Cazumbá
  6. Batucada
  7. Malakoff
  8. Nascimento

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