R+R=Now

Live

2021 (Blue Note) | nu jazz, fusion, broken beat

Fra le colpe che vengono in genere additate al nu jazz, ne spiccano soprattutto due: non è vero jazz; è musica troppo bianca. Basti a smentire siffatte illazioni, almeno circostanzialmente, il caso degli R+R=Now, “supergruppo” statunitense che raccoglie attorno al tastierista Robert Glasper i musicisti Terrace Martin, Derrick Hodge, Justin Tyson, Taylor McFerrin, Christian Scott aTunde Adjuah. Tutti afroamericani, tutti riconosciuti come solidi strumentisti in una molteplicità di ambiti jazzistici e non.

Christian Scott è uno dei trombettisti di punta del momento. Justin Tyson suona la batteria per la star della fusion al femminile Esperanza Spalding. Derrick Hodge, bassista, è stato con Glasper, Aaron Parks e Lionel Loueke membro della backing band di Gretchen Parlato, attuale faro del vocal jazz. Terrace Martin ha suonato con Kamasi Washington e prodotto una sequela di dischi hip-hop di successo, tra cui ogni singolo album di Kendrick Lamar. Taylor McFerrin è un dj, beatboxer e tastierista - quindi volendo è un po’ il pesce fuor d’acqua della formazione; in compenso però è figlio di Bobby McFerrin, e scusate se è poco. Quanto a Robert Glasper, lo si trova ovunque dallo smooth jazz di Marcus Strickland all’hip-hop di “To Pimp A Butterfly”, fino alle colonne sonore di film su Miles Davis. Può bastare, come curriculum?
Si discute insomma di jazzisti che sanno il fatto loro riguardo a improvvisazione e accordi di sesta maggiore. Gente che sa piazzarti l’assolazzo fusion, ma anche farti il giro armonico modale se c’è da star tranquilli. E che però ha una dannata voglia di non starci, tranquilla, e buttarsi a capofitto nell'ibridazione ritmica jazz/hip-hop/elettronica. Di prendere nu soul, broken beat e cara vecchia fusion, aggiungere una certa dose di rock ed elettronica indipendente, scuotere forte, e vedere che salta fuori.
Un’idea l’avevano già data nel 2018 col debutto “Collagically Speaking”, ma con questo primo live album, registrato lo stesso anno al leggendario Blue Note di New York, il livello dell’esperienza si alza non poco: i musicisti sono in piena forma, l’interplay della band è al top, e l’ora e rotti di performance è tra le cose più dinamiche ascoltate negli ultimi tempi in questo genere di territori.

È un album di pura goduria per gli amanti della musica suonata, che potrà mettere d’accordo i fan della fusion ultrafluida degli Snarky Puppy coi seguaci del camaleontico Mark de Clive-Lowe e gli appassionati alle nuove frontiere jazz/soul/hop apertesi in questi anni. La tracklist carbura lentamente, non tanto in fatto di incisività quanto per il livello di tensione e densità delle trame strumentali: dopo due tracce in qualche maniera atmosferiche, il punto di svolta è segnato da “How Much A Dollar Cost”, cover, o per meglio dire rivisitazione, del brano omonimo presente su “To Pimp A Butterfly” di Kendrick Lamar, già al tempo sorretto dal pianoforte e dal sax di Terrace Martin. Epurato dal flow monocorde del rapper e trasportato su coordinate più marcatamente jazzistiche, il pezzo mostra in maniera ancora più chiara l’ascendente radioheadiano del suo giro armonico, che ricalca platealmente “Pyramid Song” ricorrendo al “pedale invertito” degli stessi quattro accordi che si succedono lasciando fissa la nota più alta.

Nelle tracce successive i ritmi si fanno sempre più frastagliati e i timbri sintetici più presenti, con “Change Of Tone” già ampiamente dominata dal quintessenziale Prophet-6 di McFerrin e dal combo synth+vocoder garantito a Martin dal Roland VP-550. Proprio nel bel mezzo del brano, tuttavia, un torrenziale solo pianistico di Glasper scombussola le carte, partendo come dinoccolato e swingante cool jazz e mutando in un imprendibile fraseggio spezzato, in totale controfase col drumming hip-hop di Tyson (chissà se sia questo il "cambiamento" di cui il titolo!).
I voltafaccia abbondano anche negli episodi successivi, che amplificano via via la componente broken beat fino al featuring col freestyle di Omari Hardwick - occasione in “Needed You Still” per aggiungere un ulteriore elemento improvvisativo e qualche gustosa parentesi goliardica.

A chi è avvezzo alle frange più sperimentali del nu jazz, tutta questa enfasi sul versante fusion potrà apparire, quantomeno sulla carta, una scelta di retroguardia. Ammesso e non concesso che ci sia del vero, con musicisti capaci di rendere folgorante perfino un assolo di batteria (quello a chiusura dei venticinque assai crimsoniani minuti di “Resting Warrior”) anche una parziale reinvenzione della ruota può sortire effetti entusiasmanti.

(21/06/2021)

  • Tracklist
  1. Respond
  2. Been On My Mind
  3. How Much A Dollar Cost
  4. Change Of Tone
  5. Perspectives/Postpartum
  6. Needed You Still
  7. Resting Warrior
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