Nick Kozik

Subnivean

2020 (Foxbyrd) | ambient, drone

Tutto era chiaro dall'Ep "Black Felt" ('17), quattro brani al limitare fra ambient oscura, droni astratti e un emotivo minimalismo, ma il losangelino Nick Kozik ha voluto perfezionare la sua poetica sonora nel 2018, pubblicando due album che suggeriscono più che descrivere, accennano più che dire. Nel primo, "The Tall Wall" (uscito ad aprile 2018), si intravedono spettri cosmici che dialogano con desolanti immagini urbane e sconsolate sonate per tastiere; nel secondo, "An Empty Hotel" (uscito a giugno 2018), l'impianto si fa più allucinatorio, inquietante, persino dolcemente lugubre.

Il 1° gennaio 2020 arriva questo "Subnivean", aperto da una trenodia cosmica come "Sick Stars Hang", degna di un Klaus Schulze, ma animato anche ad ansiogene manipolazioni di droni ("Phantom Chorus") e strazianti melodie funebri ("Lost Drifted In Pale Bliss"). Normale che l'ascoltatore, lasciato vagare in un mondo di suoni astratti e difficilmente descrivibili, si lasci guidare dai titoli dei brani per lasciar meglio vagare la mente.
Nel centro dell'album troviamo "Leaving Signal City", una malinconica elegia la cui tensione, resa palpabile grazie a una pulsazione sotterranea, è acuita dai riverberi spettrali e da screzi cacofonici. Più che una città di strade e mattoni, sembra che l'allontanamento del titolo sia da un luogo che esiste nella sola mente dell'ascoltatore, magari assorto nella meditazione o perso in un profondo quanto irrazionale sognare.
"Eyes Like Bismuth", al contrario, può sembrare un approdo: dal vento siderale iniziale fino al caldo accordo conclusivo. Si individua così un nucleo emotivo dell'opera, che in seguito sussurra desolante nella splendida "Three Hundred Songs For Dying Men", si rasserena in "Vicelike, Swallows" e si libra in una luminosa melodia di chitarra su "Satellites As Guardian Angels", prima di abbandonarsi a una placida, umana, tiepida malinconia con la conclusiva "For Marble Eyes".

"Subnivean" è un termine utilizzato per definire l'ambiente di vita sotto la coltre nevosa, scelto da alcuni animali per proteggersi dai predatori e trovare riparo dal freddo invernale. Né vita né morte, è una situazione estrema di isolamento, dettata da condizioni disperate. Indubbiamente, ha una sua componente evocativa, che suggerisce percezioni smussate e intorpidite, da completare con l'immaginazione. È un titolo perfetto per un ricercato, elegante album che dosa luci e ombre, concreto e astratto, alieno e umano in 37 minuti di musica evocativa. Quando fuori la temperatura cala sotto lo zero, quindi, rifugiatevi anche voi: in cerca di protezione, di calore, di suggestioni.

(02/02/2020)



  • Tracklist
  1. Sick Stars Hang
  2. Phantom Chorus
  3. Loss Drifted in Pale Bliss
  4. Leaving Signal City
  5. Eyes Like Bismuth
  6. Three Hundred Songs for Dying Men
  7. Vicelike, Swallows
  8. Satellites as Guardian Angels
  9. For Marble Eyes
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