ShrapKnel

ShrapKnel

2020 (Backwoodz Studioz) | abstract-hip-hop, experimental-hip-hop

ShrapKnel è l'esordio omonimo di un duo inedito, Curly Castro e PremRock. Sono due rapper della Wreckin' Crew, Philadelphia e, detto in modo diretto, sono praticamente degli emeriti sconosciuti. Abitanti del rap più alternativo e astratto contemporaneo, insieme ai vari Billy Woods, Armand Hammer e Quelle Chris, sono supportati alla produzione da Chaz Hall alias Elucid, altro cittadino dell'underground-hip-hop più esoterico, asimmetrico e visionario, affiancato da Willie Green, un protégé della Backwoodz Studioz. Alla voce ospiti, a inspessire di sfumature il tutto, un numero non trascurabile di nomi: Castle, Zilla Rocca, Googie, Henry Canyons e il già citato Billy Woods.

Dentro la scaletta si spazia dal boom-bap all'hardcore-hip-hop, per trovarsi improvvisamente in mezzo ad assalti rumorosi e clangori industriali, dissonanze, tensioni, allucinazioni. Una produzione densa, che richiama gli ultimi Run The Jewels o i Clipping, oltre a rievocare il funambolico e imprevedibile sound di Aesop Rock, quando azzardava più del recente progetto Malibu Ken. "Ghostface Targaryean" è tensione e assordanti ondate sci-fi, con strofe spuntate con rabbia e riverberi cosmici, per un viaggio surreale ed entusiasmante: un avvertimento che l'ascolto sarà tutt'altro che accomodante. Nei miasmi di "Gun Metal Paint" il tessuto ritmico è sempre sul punto di sfracellarsi, come in un mexican-stand-off da manuale che regala attesa e promette un bagno di sangue: "For now, nobody move, nobody bleed".

Il gamelan scomodato per "In, Dependance" toglie anche il beat, lambendo la poesia contemporanea di una Kate Tempest. Bilancia questa partenza disorientante la spassosa "Dumile High", un ritorno del "Labor Days" di Aesop Rock. Poi "Fashion Week" sbriciola l'industrial-rap in polvere allucinogena, "Beset" snocciola le rime su un velenifero post-rock Slint-iano e di nuovo ci si ritrova, piacevolmente, perduti. La mente torna nostalgicamente all'infanzia ("'86 To '96, Probably"), procede all'indietro come i sample di "Tempest", riscopre l'electro di Afrika Bambaataa ("Aaron Mckie").
La tensione s'impenna con "Estranged Fruit", una minaccia attanaglia lo spaziale-futuristico di "Izza Killa", con qualcosa degli Injury Reserve nella fulminea strofa di Googie. Chiusura malinconica: "Red Harring" è un piano-loop su cui lasciare i due rapper titolari intrecciarsi, in una spirale di rime e ritmo che sfuma, esondando dalla scaletta e finendo altrove, lontano dai microfoni.

Sotto il controllo di un Elucid praticamente terzo membro del gruppo, gli ShrapKnel scrivono un vibrante, disorientante esempio di hip-hop astratto e atipico, che unisce l'impatto fisico e il viaggio psicologico, raccontando con efficacia di un'epoca, e un anno come questo 2020, in cui il passato è nostalgia, il presente tensione e il futuro minaccia. Per chi se ne fosse innamorato, c'è anche un breve remix-album, "Flechette".

(28/05/2020)



  • Tracklist
  1. Ghostface Targaryean
  2. Gun Metal Paint feat. Zilla Rocca
  3. In, Dependence
  4. Dumile High
  5. Fashion Week
  6. Beset
  7. ‘86 to ‘96, Probably feat. Castle
  8. Tempest
  9. Aaron McKie
  10. Estranged Fruit feat. Billy Woods
  11. Armament feat. Zilla Rocca
  12. Izza Killa feat. Googie & Henry Canyons
  13. Red Herring


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