Tennis

Swimmer

2020 (Mutually Detrimental) | alt-pop

Se non ti uccide, ti fortifica: lo hanno capito benissimo i Tennis, che nei tre anni intercorsi tra questo "Swimmer" e il precedente, frizzantino "Yours Conditionally" la morte l'hanno sfiorata (il ricovero improvviso di Alaina Moore per un'influenza tutt'altro che passeggera), quando non vista manifestarsi davanti ai loro occhi, col padre di Patrick Riley venuto a mancare per questioni di salute (con la madre anche lei finita in ospedale poco dopo).
Sono situazioni in cui tutti, chi prima chi dopo, incappiamo, e che mettono a dura prova le nostre resistenze, il nostro precario senso del controllo; quando questi scogli intaccano la stabilità di un matrimonio raccontato attraverso un decennale percorso in musica, il superamento e il riassestamento si fanno leggermente più complicati. Oppure, possono fungere da catalizzatore creativo per produrre il disco più importante e compatto della propria carriera, e suggellare dieci anni di un'unione vissuta con straordinaria intensità, anche a fianco di un sempre più vasto numero di ascoltatori.

Agile raccolta per poco più di mezz'ora di durata, il nuotatore immortalato dal duo si divincola tra agili melodie pop, intercettando una purezza di scrittura finora soltanto immaginata, che qui cristallizza attimi dell'ultimo triennio con una gentile benevolenza, non priva di menzioni mortifere ed evocazioni più dolorose, capace però di inquadrare la forza dell'unione di Moore e Riley, senza derive zuccherose o stucchevoli banalizzazioni.
Proprio questa abilità nell'arginare ogni forma di prevedibilità, restando comunque nell'alveo di una totale chiarezza di tratto, racconta di un songwriting finemente accordato, evolutosi di pubblicazione in pubblicazione, ma qui pienamente compiuto, abile nel rivelare interi significati con il solo spostamento di un battito, di uno slancio vocale. Il loro composito universo settantiano, opportunamente modernizzato nei suoi misurati contributi di drum-machine e sintetizzatori, scintilla con eleganza, getta le sue calde coloriture attorno ai tratteggi melodici costruiti dal duo, chiaroscuri lirici che la produzione, ariosa, esalta nella loro dicotomica leggerezza, rivelandone la sottile dualità.

Foto di un futuro in cui Moore aleggia attorno a Riley come uno spettro ("I'll Haunt You", classico dimenticato che intercetta la compostezza di Weyes Blood con la forza lirica di una Carole King) sono il preambolo della commossa descrizione di un amore che diventa totale devozione, frenata ma mai spezzata dalle vicissitudini della vita (i continui cambi di velocità che interessano "I Need Your Love", a sottolineare le prevedibili turbolenze di una relazione), della forza di un perdono, anche nei confronti di se stessi, che supera i più letali istinti autodistruttivi (la levità alla Cardigans di "How To Forgive").
"Runner" è l'occasione per Moore per tirare fuori la voce e lanciarsi in uno squillante falsetto, tra Stevie Nicks e la Madonna degli esordi, perfetto contraltare allo smalto chitarristico di Riley e alla gravitas biblica del testo, trattato con sfuggente abbandono. Se "Tender As A Tomb" viaggia sul crinale che divide eros e thanatos, muovendosi a bordo di scanzonati accordi surf che perfezionano la spigliata estetica degli esordi (aggiungendovi pure un tocco di Vampire Weekend), la title track si ricopre di una struggente pensosità, quella che può pervadere il gesto di gettare le ceneri del padre defunto nel mare affollato d'estate.

Seguito di quella "Matrimony" che già esplicitava la profondità del legame dei Tennis, la traccia conclusiva è il perfetto riassunto di una vita riversata in musica (tanto quanto l'esatto inverso), di un triennio di difficoltà che trascende il mero dato biografico e diventa eccellente materia pop. Dieci anni di amore e comunione meritano una celebrazione simile.

(26/02/2020)

  • Tracklist
  1. I'll Haunt You
  2. Need Your Love
  3. How To Forgive
  4. Runner
  5. Echoes
  6. Swimmer
  7. Tender As A Tomb
  8. Late Night
  9. Matrimony II




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