Tunng

Tunng Presents... Dead Club

2020 (Full Time Hobby) | folktronica

Superata la lunga agonia emotiva generata dalla pandemia, ci ritroveremo tutti costretti a riprogettare le nostre esistenze. Sorte beffarda dovere rimuginare al cospetto dell’ineluttabilità della morte, una realtà che la nostra supponenza, alimentata dall’ingannevole senso di supremazia sul mondo animale, ha ignorato per decenni, offuscata dal profitto e dal successo.
Il tema della morte e della sofferenza, la perdita e il distacco come esperienza condivisa, sono così al centro di un concept album brillante e ambizioso, un progetto che per i Tunng è un deciso cambio di prospettiva rispetto al precedente “Songs You Make At Night”, che aveva salutato la ritrovata amicizia artistica tra Mike Lindsay e Sam Genders.

Ispirato dal libro di Max Porter” Grief Is A Thing With Feathers”, l'album ripropone l’onirica e fluida miscela di folk ed elettronica degli inglesi, ma lievemente sfumata da sentimenti oscuri e da una lieve inquietudine che offre spazio ad atmosfere più bucoliche, con piano e chitarre acustiche in bella evidenza.
Anticipato da vari podcast registrati negli ultimi due anni, contenenti interviste e riflessioni in perfetto equilibrio tra filosofia e vita quotidiana, “Tunng Presents… Dead Club” non è un disco greve e fatalista. Spesso e volentieri i Tunng ingannano l’ascoltatore con sonorità brillanti, incorniciando con deliziose ballate di folktronica (“SDC” ovvero Swedish Death Cleaning) o vivaci pop song (“A Million Colours”) temi non facili da esorcizzare.

L’arcaico rapporto tra sesso e morte è il tema centrale della geniale “Death Is The New Sex”, una brillante e dinamica folk song scandita da tempi ritmici affidati a un basso lievemente sghembo, echi metallici e suoni d'acqua, mentre per la più solenne “Eating The Dead”, i Tunng affrontano il complesso rapporto antropologico dell’etnia Wari (Brasile) dedita a un cannibalismo fortemente simbolico, endocannibalismo, che consisteva nell’ingerire pezzetti di corpi morti al fine di trasmettere di generazione in generazione qualità sociali e umane.
“Tunng Presents… Dead Club” non è un progetto affetto da una morbosa passione per la morte, è solo un’intelligente riflessione che scaturisce dal dialogo e dal confronto. Di questa vitalità beneficia anche la musica: il sognante e visionario chamber-folk di “Fatally Human”, il fascino da library music che scorta il racconto horror di “Three Birds”, l’esplosione di romanticismo della contagiosa melodia di “Scared To Death” e il crescendo minimale di “Carry You” sono pagine di rara bellezza e forse tra le cose migliori mai scritte dalla band.

Con un ricco cast di personaggi coinvolti nei vari podcast che hanno anticipato l’album (il filosofo Alain de Botton, il fondatore dei Tinariwen Ibrahim Ag Alhabib, l'illusionista Derren Brown, l'antropologa Dame Sue Black, il rapper Speech Debelle, la dottoressa Kathryn Mannix, le cui voci spesso compaiono tra le tracce), il nuovo disco dei Tunng è una piccola sorpresa di fine anno. “Tunng Presents… Dead Club” è un coraggioso e surreale racconto in musica dove rabbia e gentilezza, vita e morte, e perfino gli opposti più difficili da far combaciare (le due speech song “Man e “Woman”), dialogano in cerca di una via d’uscita per superare la paura della morte. E di questi tempi abbiamo tutti bisogno di una fonte di speranza e riflessione sul futuro e sulla vita a venire.
Grazie Tunng.

(19/11/2020)



  • Tracklist
  1. Eating The Dead
  2. Death Is The New Sex
  3. SDC
  4. Three Birds
  5. A Million Colours
  6. Carry You
  7. The Last Day
  8. Tsunami
  9. Man
  10. Scared To Death
  11. Fatally Human
  12. Woman




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