Bebo

Bebo Ep

2021 (Garrincha Dischi/Universal) | electro-pop, disco-music

Questa non è una recensione come le altre, a cominciare dalla narrazione in prima persona, mai usata in sedici anni di onorato e spassionato servizio. Non lo è perché mi tocca recensire l'album di un musicista che è innanzitutto un amico.
E allora, che dite voialtri? La butto in caciara mettendo le mani avanti per non cadere, ma rotolando alla fine lo stesso, o arrivo dritto al punto scrivendo che questo disco, comunque sia, mi è piaciuto e tanti saluti ai sognatori? Ovviamente la seconda.

Con Alberto (Guidetti, ndr) - per gli amici e in arte Bebo - ho scritto in passato recensioni come questa o quest'altra, condiviso momenti altissimi nella seconda metà dei Duemila, quando il p2p era la nostra DeLorean e il forum di questo sito lo scantinato virtuale in cui nascondersi come dei Goonies scalpitanti, prima che il welfare lo portasse via, all'inizio in un furgoncino, a zonzo per i circoli sociali del Belpaese, poi sul palco del Primo Maggio e infine su quello dell'Ariston. E non vi nego di aver provato un'emozione profonda nel guardarlo in Tv da Fazio o alle spalle della vecchia che balla con la sua bella drum machine.

Quella che provo ora è però una sensazione diversa. Straniamento e confusione positiva a margine di un ascolto denso, quella che gli anglofoni definirebbero full immersion. Già, perché "Bebo Ep" è un meraviglioso pugno in faccia dei suoi. Cinque sassate che mettono in riga gli amori musicali di una vita, da James Holden ("Prima che tu dica pronto") ai Clouddead ("Fantastico!"), passando per una variante irresistibilmente coatta di Todd Terje ("La senti questa forza?"). Paralleli utili ai neofiti e agli svogliati in cerca di qualche spunto veloce su cui basarsi prima di rientrare su YouPorn. Perché "Bebo Ep" è soprattutto un racconto.
Bebo adora scrivere. Esce pazzo per le parole e le intersezioni narrative con il proprio io, da spiattellare possibilmente ovunque. In un blog, su Facebook, su Instagram, forse anche sulla carta igienica. Dopotutto, "Sono belle le frasi dolci sui social. È importante apparire intelligenti. [...] È importante volare leggeri sopra le cose. Che non è superficialità" ("Sono libero").

Bebo gira le manopole come un'anziana intreccia i ferri da uncinetto. Dietro quel suo gomitolo di beat cazzuti e suoni coatti si nasconde una cura certosina. Il sorrisetto furbo e il sigaro sborone in copertina sono "tutta estetica", come canterebbe quell'allegrone di Bianconi. Il parlato è distaccato solo in apparenza. Il flusso è un mare in tempesta. C'è una visione profonda. Un'emozione sincera. E "Io sono libero" è lì, a testimoniarlo. Stende le altre quattro. È il mignolo del disco: gracile, in coda e con il compito di mantenere tutto il resto senza fare casino, in silenzio. Poche note al piano e parole che scavano nel cuore come una ruspa.
L'unica grande crisi è stare al mondo
Quel mondo costruito stando assieme ora, tutti assieme, uniti contro tutti, senza altra speranza a cui credere ciecamente
E allora noi tutti assieme smembriamo, uccidiamo, massacriamo, calpestiamo ogni diritto e ogni pretesa
Ingoiando il domani
Digerendo il domani
Cagando il domani
È l'inizio della fine e la distruzione del reale
Inizia il viaggio verso il futuro
L'occupazione militare del nuovo
Una colonia immaginaria che scappa dall'eterno presente
Dai troppi rumori e dalle troppe opinioni
I numeri non mi sono mai piaciuti tantissimo. E da quel che ricordo interessano mediamente poco anche a Bebo. Quel numerino in alto, variabile di un decimale all'altro a seconda delle previsioni meteo o del proprio sistema internazionale di unità di misura critica, è quindi la cosina più faticosa a margine di questa recensione, di cui al momento non trovo la chiosa. O forse sì. Che sbadato: è tutta nelle parole di Albi (Alberto Cazzola, ndr) a metà della prima traccia, "La senti questa forza?": "Ma sei sicuro che essere famosi in un paese con la Lega al quaranta per cento sia una cosa positiva?".
Beh, ragazzi: chissenefrega del Carroccio. Tornerà al 4 per cento. È solo una questione di tempo e governi. Una volta qualcuno al 70 per cento mi disse: "In Italia un anno politico è un'era geologica". Vedrete. L'importante è continuare a essere sé stessi, comprare una drum machine, limonare con il ritmo giusto, e buttare giù tutto quello che si ha dentro sentendosi come Muhammad Ali contro Foreman a Kinshasa. Il resto, parafrasando l'eterno Califano, è noia.

(21/02/2021)

  • Tracklist
  1. La senti questa forza?
  2. Fantastico!
  3. Fuga dall'aperitivo
  4. Prima che tu dica pronto
  5. Sono libero
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