Dreamcatcher

Dystopia: Road To Utopia

2021 (Dreamcatcher) | k-pop, power-pop, electropop

Quando ancora si chiamavano Minx, e le copertine pastello dei dischi suggerivano immediatamente il tasso iperglicemico della proposta, confonderle per un qualsiasi altro nugu-group in cerca della grande occasione era quasi un passo obbligato. C'è chi fortunatamente si è reso conto che sotto quella confezione si celava ben altro potenziale ed ecco nascere le Dreamcatcher, sorta di fenice oscura che ha fatto piazza pulita di ogni carineria e ha invece aperto il viatico a uno dei progetti più singolari dell'intero panorama k-pop. Se è vero che la proposta del settetto non ha il taglio iconoclasta dei progetti alt-idol del vicino Giappone (che dalle Babymetal in poi hanno letteralmente fatto scuola), nondimeno il tocco rock e l'approccio sincretico/fantasy di sound e testi ha aperto la strada a una nuova concezione di idol-group in Corea, per trovare nuovi, più eccitanti, percorsi. Dopo una sequenza di uscite di buon livello, e un primo full-length (“Dystopia: The Tree Of Knowledge”) che ha ben sintetizzato le varie direttrici del loro suono, con le nuove installazioni della serie la storia ha preso una piega molto stuzzicante. E a giudicare dalla prima posizione guadagnata da questo “Road To Utopia”, questo è soltanto un nuovo inizio.
 
Chiariamo che non si tratta di certo del momento più brillante nella carriera del settetto (a “Raid Of Dream”, che ha anticipato la serie “Dystopia”, va la palma), resta comunque un Ep che ben presenta le caratteristiche fondanti del progetto Dreamcatcher, spingendo ulteriormente verso un design sonoro elettronico, mai così importante come in quest'ultimo progetto. Dal breve commento introduttivo, che a nuance tradizionali affianca un'inesorabile progressione trance, il disco inanella arrangiamenti compositi, evoluzioni inattese e beat di peso, che ben si adattano ai chiaroscuri rock/metal per fornire una sintesi dirompente dell'estetica del gruppo. È un peccato che sia la scrittura a frenare talvolta le ambizioni riposte e a non dare ai pezzi lo slancio che meritano.

E così “Odd Eye” interrompe la serie di lead-track di peso per offrire un motivo incerto sul da farsi, se assecondare i suoi istinti nu-metal oppure sfruttare il suo naturale istinto pop, che le belle alternanze vocali tra le ragazze avrebbero saputo esaltare. E così le fantasie anime di “Wind Blows”, tornite da ottimi interventi di archi e spigliati cambi di tastiera, ben poco possono contro una melodia che sa di generica traccia d'apertura per una serie di terza fascia. Meglio, insomma, l'andamento più sospeso e decentrato di una “Poison Love”, che sa come sfruttare a proprio vantaggio le ipnosi trance-house della base e costruire un'ossessiva confessione d'amore, o gli scatti power-pop di “New Days”, che adoperano meglio l'impianto chitarristico e i contributi rap di Dami (tra le più valide rapper coreane degli ultimi anni). 
 
Con una discografia già corposa nonostante i soli quattro anni dal debutto, episodi più deboli sono da preventivare. Eppure, piace vedere come un gruppo privo del supporto delle agenzie maggiori e con una proposta davvero differente abbia piano piano saputo conquistarsi il suo spazio e lanciare il guanto ai pezzi grossi del k-pop contemporaneo. Il dado è tratto. 

(08/02/2021)

  • Tracklist
  1. Intro
  2. Odd Eye
  3. Barama (Wind Blows)
  4. Poison Love
  5. 4 Memory
  6. Sigan-e Teum (New Days)
  7. Odd Eye (Inst.)


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