Felice Brothers

From Dreams To Dust

2021 (Yep Roc) | country-rock

Ci sono ambiti stilistici che nella loro apparente staticità e incorruttibilità restano fonte di delizia solo per gli appassionati di genere, come il country-rock, che è stato preda di alterne fortune presso il pubblico nostrano, legate alla valenza ideologica, poetica e rivoluzionaria, che la musica popolare americana ha avuto nei roventi anni 60 e 70.
Ci sono band come quella degli Eagles che hanno traghettato il country-rock da musica dal forte impatto politico a linguaggio sonoro mainsteam ad alto tasso ideologico borghese e post-rurale, sacrificandolo sull’altare del politically correct.
Nella situazione odierna, fanno storia a sé quei cantautori dal piglio noir e solitario 
(Bonnie "Prince" Billy etc.) che hanno conquistato una loro nicchia nell’avanguardia musicale contemporanea, mentre il country-rock più tipico (quello di Bob Seger, Jackson Browne, Loggins & Messina, Poco, Nitty Gritty Dirt Band etc.) viene considerato retaggio di un'era geologica lontana, se non proprio immaginaria (pur contando su un seguito fedele con ripercussioni positive sulla carta stampata che si occupa di old-time-music).

Non sembri inutile questo cappelletto, senza questa premessa sarebbe difficile rendere comprensibile le meritate lodi critiche che hanno accompagnato la lunga carriera dei Felice Brothers, che con “From Dream To Dust” rinnovano l'intelligente miscela di tipiche sonorità country-rock e contenuti lirici profondi.
“From Dreams To Dust” è un album che già dal titolo segna un confine tra luci e ombre. Il mix di radici folk e country con le variegate sfumature del rock è sbilenco, ruvido e magicamente poetico. I Felice Brothers catturano l’intensità della Band e la trascinano nella moderna America, mentre Bob Dylan e Paul Simon offrono parte del loro lessico.
Il surreale incubo che diventa materia country-rock-soul di “Money Talks”, il country-punk inzuppato di doo-woop etno-drums e brividi jazz di “Jazz On The Autobahn” e l’invettiva politica della farsesca “To-Do List” sono autentici colpi di genio.

I Felice Brothers affondano il coltello nelle contraddizioni sociali senza l’arroganza di certo cantautorato intellettuale, ma con quella sagacia che ha segnato i migliori anni del rock americano. Alle struggenti tonalità noir della più urbana e futuristica “All The Way Down”, alle spirituali partiture di pianoforte e fisarmonica di “Silverfish” e al mistico intreccio di voce e chitarra acustica di “Inferno”, la band affida l’aliena profondità religiosa di “From Dreams To Dust”(l’album è stato registrato in una chiesa del 1873).
La sfida dell’ottavo disco dei Felice Brothers si sviluppa su più fronti: la malinconia si tinge di gotici presagi (lo splendido suono dell’organo in “Be At Rest”), mentre il dolore (“Blow Him Apart”) e la memoria (“Land Of Yesterdays”) diventano un libro bianco dove lasciar riposare speranze e disinganni.

Infine, sacro e profano si sposano nella magica e lunga ballata finale “We Shall Live Again”, dove si intrecciano Francesco d’Assisi e gli Ac/Dc, Marcel Proust e Hegel, in un vibrante canto di risurrezione, ben riassunto da poche parole sapienti e viscerali: “Vivrai di nuovo, questo mondo è nostro e tutte le stelle, è come la ciliegina sulla torta della morte, e l'unica parola che fa rima è respiro, vivremo di nuovo”.

(22/01/2022)

  • Tracklist
  1. Jazz On The Autobahn
  2. To-Do List
  3. All The Way Down
  4. Money Talks
  5. Be At Rest
  6. Valium
  7. Inferno
  8. Silverfish
  9. Celebrity X
  10. Land Of Yesterdays
  11. Blow Him Apart
  12. We Shall Live Again






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