Leon Vynehall

Rare, Forever

2021 (Ninja Tune) | avant-tronica, ambient-techno, nu-jazz

Dai mixtape casalinghi realizzati dalla madre alla sindrome dell'impostore, dai piumaggi delle paradisee alla più accecante analisi della propria interiorità: non è più tempo di spunti esterni, di concept narrativi con cui supportare la propria visione artistica. Dieci anni di carriera, un percorso in costante crescita e ridefinizione, Leon Vynehall può ormai tranquillamente accantonare le cornici contestuali e lasciar esprimere la propria musica senza necessità di guide, per lasciarla affiorare rara, eterna. Quasi come se il producer club degli esordi e il più ardito compositore di “Nothing Is Still” si incrociassero su terreno neutro, “Rare, Forever” sintetizza i diversi approcci adottati dal musicista di Brighton e ne distilla l'essenza più pura, una sinergia che disorienta ma affascina, tanto astratta quanto dotata di un suo singolare baricentro emotivo. Ancora una volta, Vynehall è un passo avanti a ogni possibile pronostico.

Punti d'incontro, si diceva. Su fumose melodie jazz volteggiano incastri decostruiti in scia hip-hop, come se la downtempo dei bei tempi andati si riscoprisse ispida, inquieta (“Ecce! Ego!”, che a suo modo si raccorda con la collezione precedente, svelandone il potenziale sinistro). E se i clangori industrial di “In>Pin” rubano inizialmente la scena, ci vuole poco perché la struttura poetica del testo e più miti consigli ambient introducano una nuova atmosfera, nuovamente corretta da istinti jazzy.
L'elemento ballabile arriva, ma è molto più mirato a sedurre la mente che a far scattare le gambe: “Mothra” richiama gli acquerelli tech-house di Ricardo Villalobos, ma il suo cuore espressivo mitiga l'euforia alla luce di una maggiore cerebralità, di un gioco di specchi che porta gli stessi beat di base a ripensarsi sfumati, pensosi.

Troppa carne al fuoco? Nemmeno lontanamente. Non si tratta neanche di scorgere i vari easter-egg più o meno autoriferiti e le frequenti comparse del personaggio Velvet, che presta la propria voce in alcuni dei momenti chiave dell'album. La perizia di Vynehall è tale da riuscire a tenere saldo l'andamento del disco attraverso chiare guide sonore, fornendo appigli e raccordi sonici che danno coerenza narrativa anche in mancanza di un dato descrittivo tangibile. Con liquide partiture d'archi a chiudere il cerchio esattamente dove era cominciato (“All I See Is You, Velvet Brown”), il disco sa far vibrare con analoghe frequenze i momenti più disparati, che sia con mirati colpi d'autore (la coda lounge che accarezza la techno evoluta di “Snakeskin ∞ Has-Been”) oppure infiltrandosi tra le pieghe di curiose evoluzioni beatless, come se la ricerca di Barker incrociasse la spiritualità soffusa della più moderna new-age.
Tra sorprendenti contrapposizioni, aggiustamenti impensati, scoperte e riscoperte, ogni brano sprigiona il suo potere espressivo senza ulteriori spiegazioni, orchestrando una raccolta che anche attraverso la messa a punto della scaletta si spinge ben oltre la somma delle sue parti.

A chiusura di una decade che lo ha già visto curare momenti rilevanti dell'elettronica mondiale, Leon Vynehall guarda alla propria interiorità e trova una libertà d'azione mai così evidente, in pieno accordo con una raffinata gestione tecnica. C'è davvero da sperarlo, che i trepidi abbracci del compositore sappiano giungere lontano.

(05/05/2021)

  • Tracklist
  1. Ecce! Ego!
  2. In>Pin
  3. Mothra
  4. Alichea Vella Amor
  5. Snakeskin ∞ Has-Been
  6. Worm (& Closer & Closer)
  7. An Exhale
  8. Dumbo
  9. Farewell! Magnus Gabbro
  10. All I See Is You, Velvet Brown




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