Marissa Paternoster

Peace Meter

2021 (Don Giovanni) | alt-rock, songwriter

Nella sua prima avventura solista, Marissa Paterrnoster, leader delle Screaming Females, mette da parte le vibrazioni punk-alternative tipiche dei suoi precedenti lavori e veste le sue canzoni di un'atmosfera morbida e retrò.

Come molti album del 2021, "Peace Meter" è stato ideato e registrato durante il periodo della pandemia. Lei e gli altri membri della band non hanno avuto modo di incontrarsi fisicamente durante la stesura dei pezzi e hanno registrato le loro parti in maniera indipendente dalle loro abitazioni. Le limitazioni tecniche e pratiche imposte dalla distanza hanno giocoforza influito nelle scelte stilistiche dell'autrice, che ha deciso di limitare il numero di strumenti in ogni brano e di adottare uno stile più lineare.
Paternoster non cerca progressioni vocali incalzanti e le sezioni ritmiche sono tutt'altro che turbolente. La rabbia delle "femmine urlanti" lascia piuttosto spazio ad atmosfere oscure e misteriose.

Comincia tutto con un tamburo rumoroso che si ode in lontananza in "White Dove" e con lei che evoca quasi come un mantra colombe dalle ali intrise di sangue. Il cabaret dell'orrore prosegue nei brani successivi, dove compaiono febbri insorgenti, corvi in picchiata e ferite piangenti. Il sound dell'album rimanda molto agli anni 80 e per le ambientazioni dark sarebbe inevitabile metterlo in relazione con i Bauhaus, maestri del gothic. Tuttavia appare più appropriato un raffronto con altri generi di quel periodo. La canzone "I Lost You", ad esempio, è una parata scintillante di synth-pop che ricorda molto i Depeche Mode, i brani "Waste" e "Running" sono invece impreziositi da innesti di elettronica in stile new wave. Non mancano anche influenze di epoche successive che vanno dai Radiohead di "My Iron Lung" in "Sore" e all'indie-rock anni 2000 in "Shame".

Per chi ha seguito le evoluzioni della carriera quasi ventennale dell'artista del New Jersey, l'aspetto che appare più sorprendente e allo stesso tempo interessante è il poco spazio che riserva alle sei corde della sua inseparabile chitarra elettrica G&L, che giace pressoché inutilizzata nel corso dei nove pezzi che compongono l'album. Particolare non da poco, se si considera che qualche tempo fa la rivista americana Spin, in omaggio al suo talento nel suonarla, l'aveva inclusa in una classifica dei migliori chitarristi all time.
Certamente non mancano nell'album dei riff intriganti, come in "Black Hole", ma più frequentemente Paternoster decide di ingentilire le sue canzoni con lunghe e vibranti modulazioni vocali o di ricorrere ad altri strumenti, come il soave violoncello suonato da Kate Wakefield.
Tutti questi elementi sono particolarmente evidenti nella bellissima ballata "Balance Beam", dove la sua voce sobria ed elegante si fonde alla perfezione con il suono delicato della chitarra acustica pizzicata con dolcezza. In virtù anche di un testo particolarmente ispirato, Paternoster riesce a creare in questa canzone un'atmosfera dal forte impatto emotivo pur non ricorrendo a virtuosismi esagerati.

Resta a questo punto la curiosità di capire quali saranno le prossime mosse dell'intraprendente musicista americana. Già in passato ci aveva abituato a scorribande sperimentali fuori dal solco tracciato dal suo gruppo principale. Eppure, le idee portate in questo album appaiono stimolanti e creative e potrebbero rivelarsi un trampolino di lancio ideale per una promettente carriera solista.

(29/12/2021)

  • Tracklist
  1. White Dove
  2. Black Hole
  3. I Lost You
  4. Sore
  5. Balance Beam
  6. Shame
  7. Waste
  8. Running
  9. Promise




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