THERION - Leviathan

2021 (Nuclear blast)
symphonic metal

Ritorna Christofer Johnsson con i suoi Therion. Archiviata l’ambiziosa ma poco riuscita metal-opera di “Beloved Antichrist”, il compositore svedese decide di ridimensionare le proprie pretese e il conseguente impegno necessario a confezionare il tutto. Il risultato è “Leviathan”, album che a dispetto del titolo imponente si scopre tutto sommato scorrevole, immediato e molto contenuto nel minutaggio, non legato a concept e anche godibile.

La base sonora segue pedissequamente lo “stile Therion” e si adegua a un metal melodico e sinfonico che pone poca enfasi sui riff e sugli assoli, per incentrarsi invece sulle atmosfere evocative e soprattutto sulle voci, sia rockeggianti che liriche. Gli arrangiamenti mantengono i tratti orchestrati: nella fattispecie, le linee vocali operistiche, le stratificazioni tastieristiche d’accompagnamento, i piccoli inserti occasionali di archi, fiati e strumenti acustici. Ciò viene fatto senza perdersi nelle sbrodolature ridondanti del predecessore, anzi, talvolta cedendo il posto a una forma-canzone più diretta, trascinata dai consueti numerosi ospiti che vanno a comporre la varietà canora. C’è spazio sia per i canonici duetti tra voce maschile e voce femminile sia per esibizioni soliste, tanto nei brani più sinfonici che in quelli più metallici.

Il miglioramento nel risultato finale è sensibile, perché le canzoni scorrono fluide e l’album si rivela molto più ascoltabile di “Beloved Antichrist”. Il rovescio della medaglia è che dopo un po’ le canzoni tendono ad appiattirsi, fatta eccezione per quei picchi che svettano sul resto, e il tutto sembra più un compitino di maniera per i fan.

Da notare sono soprattutto gli acuti di Marko Hietala nell’hard&heavy di “Tuonela”, che rievoca il Ronnie James Dio del periodo Rainbow in maniera più solare e meno schitarrata (e accompagnato da Taida Nazraic); gli arabeschi di “Aži Dahāka”, più vicina al power-metal; la limpida e cristallina ugola da mezzo-soprano di Rosalia Sairem nei potenti acuti di “Eye Of Algol”. 

“Great Marquis of Hell” invece potrebbe suonare come una trascinante e potente cavalcata heavy-metal, ma la scarsa durata fa trasparire una sensazione di incompiutezza.

Sono ambivalenti le ballate folkeggianti “Die Wellen der Zeit” (titolo omaggio a Wagner) e “Nocturnal Light” (con Chiara Malvestuto come soprano), intense e suggestive, ma al tempo stesso un po’ melense. Tipici esempi di brani che divideranno in due il pubblico senza compromessi, tra chi li ama e chi li detesta.

02/03/2021

Tracklist

  1. 1. The Leaf on the Oak of Far
  2. 2. Tuonela
  3. 3. Leviathan
  4. 4. Die Wellen der Zeit
  5. 5. Aži Dahāka
  6. 6. Eye of Algol
  7. 7. Nocturnal Light
  8. 8. Great Marquis of Hell
  9. 9. Psalm of Retribution
  10. 10. El Primer Sol
  11. 11. Ten Courts of Diyu

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