Turnstile

GLOW ON

2021 (Roadrunner) | post-hardcore, crossover, pop-punk

I can never feel the cold
Now it's a holiday

In un’epoca in cui (anche rispetto a soli pochi anni fa) la retromania ha perso ogni limite e religione, pescando schizofrenicamente in ogni dove e in ogni quando a dispetto di ogni moda e corrente, a stupire non è tanto l’estemporaneità della proposta dei Turnstile quanto la sua riuscita qualitativa e la sua profondità. Difficile pronosticare a chi potesse interessare un revival a cavalcioni tra Offspring e Limp Bizkit, eppure è proprio questo il territorio da cui la band multietnica di Baltimora parte da quando ha preso forma nel 2010.
Troppo laccati per piacere ai punkettoni più attempati e troppo ammiccanti al metal da classifica dei primi anni Zero per interessare agli hipster, finora i dischi del quintetto non avevano suscitato troppe attenzioni, sebbene (perlomeno) “Time & Space” del 2018 avesse tutte le carte in regola per attirarne. Cambia tutto con questo terzo, “GLOW ON”, e cambia per un motivo molto semplice, che non è il caps lock che veste il titolo e l'intera scaletta: quando ci sono grandi canzoni, non c’è scetticismo che tenga.

Difatti, molti di questi brani non avrebbero sfigurato al cospetto di classici post-hardcore, pop-punk e alternative metal nella loro stessa epoca. Trainata da un riff al nandrolone, “FLY AGAIN” ha lo stesso dinamismo tra bridge e chorus delle migliori prove di Dexter Holland; mentre “MYSTERY” apre il disco con un’iniezione di adrenalina e un basso che scava i solchi a terra come un aratro. 
Ogni trappola innescata a causa del materiale di partenza non certamente originale viene fugata da Brendan Yates (voce), B-Ready (chitarra), Franz Lyons (basso), D-Fang (batteria) e Patrick McRory (chitarra) grazie alla produzione fantasiosa - gli arabeschi di tastiere sommersi sotto le chitarre alternative-metal di “DON’T PLAY”, la chitarra nostalgica che striscia dietro alla grinta hardcore in “Blackout” - alla tecnica sopraffina (chitarre e basso si incastrano chirurgicamente, la batteria gode di soluzioni sconfinate) e alla capacità di rallentare fornendo al disco i giusti break.

Paradossalmente sono proprio alcuni di questi break gli episodi migliori del disco. Una “UNDERWATER BOY” che trascina la voce di Brendan Yates sott’acqua grazie alle chitarre snodate e depotenziate, ma soprattutto “ALIEN LOVE CALL”, duetto con Blood Orange (che fa ritorno anche nella conclusiva “LONELY DEZIRES”) nel mezzo di una massa sonora smaterializzata e spolverata nell’etere. Cosa ci faccia Devonté Hynes in un disco post-hardcore (genere che peraltro dimostra di cavalcare alla grande in una traccia di chiusura che lambisce lo shoegaze) è difficile dirlo, ma ci sta da Dio e garantisce sulla trasversalità della proposta.
Handclapping, riff di chitarra sincopato, testo smargiasso e scanzonato fanno di “HOLIDAY” il manifesto di un disco che mette in essere un’estate infinita, sudata e scatenata a dispetto di ogni timore, ombra e dubbio pandemico. Vive delle stesse vibrazioni, ma inglobando meccanismi rap metal e crossover, anche la scatenata “T.L.C. (TURNSTILE LOVE CONNECTION)”.

Non ci si lasci ingannare dalla copertina tutta nuvole e rosa pastello che fa tanto dream-pop: quello dei Turnstile è a sua volta un sogno, una via di fuga chitarristica a questi tempi disgraziati, ma scintillante e nerboruto come una parata di culi e six pack scolpiti in uno spring break in spiaggia.

(01/09/2021)

  • Tracklist
  1. MYSTERY
  2. BLACKOUT
  3. DON'T PLAY
  4. UNDERWATER BOI
  5. HOLIDAY
  6. HUMANOID / SHAKE IT UP
  7. ENDLESS
  8. FLY AGAIN
  9. ALIEN LOVE CALL with Blood Orange
  10. WILD WRLD
  11. DANCE-OFF
  12. NEW HEART DESIGN
  13. T.L.C. (TURNSTILE LOVE CONNECTION)
  14. NO SURPRISE
  15. LONELY DEZIRES with Blood Orange


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