Kavinsky

Reborn

2022 (Record Makers) | synthwave, synth-pop, elettronica

Sono passati quasi dieci anni da quando “Nightcall”, l’iconico brano introduttivo del cult thriller “Drive”, aveva fatto breccia nei cuori degli appassionati della retrowave anni 80.
In realtà fu l’intera colonna sonora realizzata da Vincent Belorgey aka Kavinsky a fare centro, con quelle sferzate elettroniche travolgenti contestualizzate alla perfezione nell’atmosfera del lungometraggio.
Il grande e inaspettato successo, come spesso capita, è per molti un fardello troppo gravoso da gestire, proprio come accadde al timido Vincent, tanto da indurlo a scomparire praticamente dalle scene per un lungo lasso di tempo. Tuttavia, ciò non ha sminuito la sua reputazione, anzi ne ha paradossalmente accresciuto il valore, tra misteri e numerose voci di corridoio che si sono avvicendate l’una all’altra.
Le orecchie si sono tese improvvisamente quando, alla fine del 2021, Kavinsky è ricomparso dal nulla con il brano "Renegade", il primo segnale di risveglio affidato a un funk piuttosto dinoccolato, cantato da Cautious Clay alla maniera di The Weeknd con arrangiamenti che rimandano al dorato repertorio siglato dai connazionali Daft Punk.
Il preambolo è servito e dopo una manciata di mesi, con un titolo decisamente azzeccato, ecco spuntare "Reborn".

Le sonorità che Kavinsky plasma per questo sophomore prendono le distanze dal lavoro precedente, non foss’altro perché nel nuovo full length è praticamente scomparsa ogni forma di campionamento, in luogo di strumentazioni reali e di una rinnovata naturalezza d’insieme.
L’opener “Pulsar” indica l’accesso alla metaforica resurrezione del musicista parigino, con malinconiche pulsazioni contrastate da luminose linee di sintetizzatore, una congrua introduzione per la title track, levigata da arpeggi sintetici e vigorose note di pianoforte che corredano la voce à-la 10cc del cantante francese Romuald.
Lo strumentale "Trigger” sorprende grazie al suo beat potente e alle melodie tortuose intersecate dagli archi, un ottimo esempio di glamour elettronico che richiama il marchio Justice, menzionato non a caso, constatata la presenza di Gaspard Augénon alla produzione dell’intero progetto.
"Outsider" presenta un Dna analogo, mentre "Plasma" contrappone la sfacciataggine sintetica dell’intro con l'elettro-funk del prosieguo e un ritornello impreziosito da riff di chitarra snodati sull’emozionante vocalità impressa da Morgan Phalen.

I featuring previsti da Kavinsky sono davvero numerosi. Sébastien Tellier compare nella ballata esoterica "Goodbye" e Kareen Lomax partecipa alle morbide melodie di “Cameo”. In “Zombie” c'è spazio per uno scintillante space-pop, mentre "Zenith" fa rima con sensualità, grazie al sax e a linee d’elettrica zuccherosa, prima che la ballata daftpunkiana "Horizon”, con la voce di Thomas Mars dei Phoenix resa irriconoscibile dall'uso di riverbero e vocoder, permetta all'album di terminare il proprio percorso.
Kavinsky resta fedele agli amati connotati synthwave, in questo frangente resi più pacati mediante uno sviluppo più transigente rispetto ai lavori del passato.

"Reborn" è una testimonianza di notevole abilità artistica, sia nella produzione, sia nella maniacale attenzione ai dettagli, l’ennesima dimostrazione della grande prolificità espressa in questo campo dai territori d’oltralpe. Una rinascita in grande stile per Kavinsky, che alimenta la speranza che non si debba attendere un altro decennio per gustare un suo nuovo progetto artistico.

(03/04/2022)

  • Tracklist
  1. Pulsar
  2. Reborn
  3. Renegade
  4. Trigger
  5. Goodbye
  6. Plasma
  7. Cameo
  8. Zenith
  9. Vigilante
  10. Zombie
  11. Outsider
  12. Horizon




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