Madison Cunningham - Revealer

2022 (Verve)
alt-pop-rock
Fermi tutti! Se state immaginando che "Revealer" sia il solito noioso album cantautorale, l'ennesimo progetto folk dai toni intimi e confessionali, siete fuori strada. Madison Cunningham è si cresciuta a pane e Joni Mitchell, ma, diversamente da molte sue colleghe, non si è fermata a "Blue" (Madison ha recentemente dichiarato che nessun artista potrai mai imitare l'essenza e lo stile della Mitchell). Ha quindi sviscerato l'arte del songwriting ascoltando Bob Dylan e Tom Waits, ha eletto a propri eroi autentici geni delle sei e dodici corde come Ry Cooder, Juana Molina e Jon Brion, adora e ammira con deferenza Rufus Wainwright e Fiona Apple, e qualche volta si lascia anche influenzare dai Beatles.

Le composizioni della cantautrice californiana sono avventurose, piene d'imprevisti: il suo particolare stile chitarristico, ricco di terzine melodiche e dissonanze, prive di assolo e improvvisazioni, non è molto ammaliante, ma in quanto a potenza evocativa e abilità narrativa, ha pochi rivali.
Registrato live in studio con i produttori Tyler Chester e Mike Elizondo, e i musicisti Dan Wilson e Mikky Ekko, "Revealer" è un set di canzoni dal fascino acuto, tagliente. Riff e originali fraseggi chitarristici donano a ogni brano un'identità ben precisa, a partire dal singolo "Hospital", un'autentica cascata d'energia pop-rock che a qualcuno ricorderà Aimee Mann, un'affinità che riecheggia anche nella più intricata, dissonante e rabbiosa "Your Hate Could Power A Train".

La verità è che nessun album pop-rock contemporaneo suona come "Revealer". Il virtuosismo ritmico del trascinante rock-jazz-soul di "Our Rebellion", il contagioso refrain della romantica e briosa "Who Are You Now" e l'agile architettura jazz-folk dalle infinite sfumature ritmiche e chitarristiche di "All I've Ever Known" sono inconsuete e originali fisionomie art-pop, per nulla inclini alla faciloneria e alla mestizia umorale.
Anche quando si rallenta il passo, aprendo le porte alla fascinazione acoustic-folk, non c'è spazio per la prevedibilità e la routine, gli accenni più rarefatti di "Sunshine" sono infatti solo un'illusione: un articolato uptempo ne frantuma l'avvenenza con asimmetriche armonie.
Dedicata alla nonna scomparsa, la superba "Life According To Raechel" è l'unica e gloriosa oasi lirica e malinconica: gli archi prendono per un attimo il sopravvento mentre la ragazza di Costa Mesa offre un'interpretazione che lascia il segno: non è azzardato esaltarne la grazia e l'eleganza eleggendola tra le migliori canzoni dell'anno (un po' come è accaduto qualche anno fa con Angel Olsen e la sua "Chance").

La confidenzialità con una moltitudine di strumenti - Madison suona il basso, la batteria, il mellotron, il violoncello, percussioni, la chitarra e il piano - offre il supporto necessario alle stravaganze etno-pop-jazz di "Collider Particles", al giocondo valzer di "Sara And The Silent Crowd" e alle esotiche acrobazie armoniche di "In From Japan", ulteriori tasselli di un disco stimolante e arguto. A questo si accodano testi sempre pregnanti e mai banali, che meriterebbero un capitolo a parte, e che completano un quadro creativo ricco di sorprese.
Già nominata per ben due volte ai Grammy Awards e con un curriculum ricco di collaborazioni importanti (Andrew Bird, Jackson Browne e Blake Mills), Madison Cunningham è uno di quei nomi che sentiremo ancora per molto, e se il suo futuro sarà all'altezza dell'incedere sfrontato e sicuro di "Revealer", ci sarà sicuramente molto di cui rallegrarsi.

Tracklist

  1. All I've Ever Known
  2. Hospital
  3. Anywhere
  4. Sunshine
  5. Life According To Raechel
  6. Who Are You Now
  7. In From Japan
  8. Collider Particles
  9. Your Hate Could Power A Train
  10. Our Rebellion
  11. Sara And The Silent Crowd




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