Shearwater

The Great Awakening

2022 (Polyborus) | art-rock, ambient-pop

Dripping Springs, Texas. Un camper fuori città. Dentro il camper, una scrivania improvvisata. Sulla scrivania, un foglio con una frase appuntata come promemoria. Sono i versi di una poesia di T.S. Eliot: "Ho detto alla mia anima: taci, e attendi senza speranza/ Perché la speranza sarebbe speranza mal collocata". È lì che Jonathan Meiburg ha ricominciato a tessere la trama degli Shearwater: fissando quelle parole, meditando su quell'attesa. Ed è lì che ha cominciato a prendere forma "The Great Awakening".
"Non volevo fare musica senza speranza", confessa Meiburg. E di speranza, nel precedente "Jet Plane And Oxbow", non c'era praticamente traccia. C'era rabbia, c'era disinganno, c'era il senso di frustrazione per un'America sul punto di entrare nell'era trumpiana. Ma per ripartire serviva qualcosa di diverso.

 

Dopo sei anni di silenzio, ecco allora compiersi il risveglio. Un risveglio in cui il senso dell'attesa non è mai sinonimo di passività, ma della posizione di chi vuole mettersi in ascolto: della voce degli altri, del sussurro del mondo. In "The Great Awakening", così, la musica degli Shearwater si fa più eterea e atmosferica che mai, sospesa tra i paesaggi diafani dei Talk Talk e i presagi oscuri di Scott Walker. Tastiere, archi e ritmiche circolari, su cui la voce di Meiburg si innalza incorporea come ai tempi della sua "Island Arc Trilogy". E poi gli echi della biosfera, la lingua antica degli spiriti della terra: il gorgoglio delle acque che introduce "Milkweed", le scimmie urlatrici che fanno la loro comparsa in "Xenarthran" ("il suono di qualcuno che sta strappando il tessuto dello spazio e del tempo"), il canto dei tucani che si libra sulle note di "Aqaba". In "There Goes The Sun" si sente persino il respiro di un vecchio frigorifero mandato in loop, come il lamento di una materia in rovina.
"Il mondo in cui viviamo è un posto in cui le nostre vite sono solo una parte delle storie che si svolgono", riflette Meiburg. Come nell'immagine di copertina del disco, le vestigia dell'antropocene lasciano spazio alla silenziosa assemblea della natura, riunita in circolo intorno a una sorta di uovo cosmico. "The Great Awakening" suona così come la colonna sonora per una dimensione fatta di spazi liminali, luoghi in cui la presenza umana sembra essersi dissolta all'improvviso.

La metamorfosi degli Shearwater, il loro ritorno all'essenza dopo la muscolarità di "Animal Joy" e "Jet Plane And Oxbow", ha radici profonde. Deriva anzitutto dall'esperienza dei Loma, il progetto parallelo intrapreso da Meiburg al fianco di Emily Cross e Dan Duszynski (coppia nella vita e nell'arte sotto l'egida di Cross Record): non a caso, Duszynski compare ora come membro a tutti gli effetti degli Shearwater, oltre che come produttore del disco. Poi ci sono gli inevitabili segni dell'isolamento pandemico: un periodo durante il quale Meiburg si è dedicato a una serie di meditazioni strumentali, raccolte negli otto capitoli di "Quarantine Music". Come se non bastasse, Meiburg ha anche pubblicato il suo primo libro ("A Most Remarkable Creature") dedicato al caracara, il rapace che è stato da sempre al centro dei suoi studi sul rapporto tra l'ecosistema e l'uomo.

Durante la lunga lavorazione di "The Great Awakening" (pubblicato grazie al sostegno del crowdfunding, dopo l'interruzione del rapporto con la Sub Pop), tutte queste influenze sono andate a sedimentarsi in un suono stratificato e ambientale: dall'iniziale "Highgate", con i suoi panorami squarciati da improvvisi fragori di tempesta, fino all'intensità del climax di "Milkweed", è un succedersi di visioni rarefatte che trovano il loro culmine nei brani che hanno anticipato l'uscita dell'album, "Xenarthran" e "Aqaba". Tra ballate al rallentatore ("No Reason") e isolati irrobustimenti degli accenti ("Empty Orchestra"), il battito tribale di "Laguna Seca" sembra venire direttamente da qualche racconto di Joseph Conrad, enfatizzato da orchestrazioni dalle tonalità minacciose.

 

Seduto fuori dal suo camper, nel mezzo della natura texana, Meiburg si ferma a osservare gli armadilli che attraversano i campi al tramonto. "Hanno camminato per migliaia di miglia con le loro zampe minute, il lungo naso fino a terra, arrancando in paesaggi alieni pieni di pericoli sconosciuti". "Xenarthran" si ispira proprio a loro, ai mammiferi dell'ordine degli xenartri. Animali capaci di farsi strada attraverso un mondo terribile e meraviglioso al tempo stesso. Eccola, la speranza. Anche sull'orlo del baratro, non cedere alla rassegnazione. L'epilogo di "The Great Awakening", allora, non può che essere l'invito a un nuovo inizio: "Start now", proclama il pulsare di "Wind Is Love". "Carrying the hopes of a former life/ That never fully died".

(21/06/2022)

  • Tracklist
  1. Highgate
  2. No Reason
  3. Xenarthran
  4. Laguna Seca
  5. Everyone You Touch
  6. Empty Orchestra
  7. Milkweed
  8. Detritivore
  9. Aqaba
  10. There Goes The Sun
  11. Wind Is Love




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