Simon Joyner

Songs From A Stolen Guitar

2022 (BB*ISLAND, Grapefruit) | alt-folk, songwriter

E’ tempo di riconoscere ad alcuni musicisti rimasti nell’ombra e nelle retrovie quelle qualità non solo artistiche, ma oserei dire dinastiche, che hanno esercitato sulle generazioni future. E’ difficile immaginare i Red Hot Chilli Peppers senza i Gang Of Four, un esempio che può essere applicato ad ambiti anche più circoscritti.
Non è un mistero che i Fontaines D.C. abbiano riconosciuto nei Whipping Boy, più che nei Joy Division e nei Cure, la fonte battesimale della loro fulminante trilogia discografica, non è altresì un mistero che il musicista americano Conor Oberst citi come ispirazione il concittadino Simon Joyner (sono entrambi di Omaha).

 

Pur avendo alle spalle una lunga carriera discografica, Joyner è uno di quei protagonisti della canzone d’autore che ha mancato l’appuntamento con la notorietà. E’ successo quando all’apice della creatività e comunicatività ("Yesterday Tomorrow And In Between", 1998; "Hotel Lives", 2001) Joyner ha scelto la coerenza all’adulazione del successo momentaneo, restando fedele a quell’intensità poetica che lo ha designato, al pari di Joe Henry e altri nobili outsider, come uno dei più degni eredi della tradizione di Woody Guthrie, Bob Dylan, Townes Van Zandt e Leonard Cohen.

 

”Songs From A Stolen Guitar” non solo conferma la vivida e cruda poetica dell’autore, ma ne esalta le qualità più spirituali, oltre a quella sagacia lirica con la quale da sempre racconta le sofferenze di un’America in perenne declino umano e sociale. Il senso di isolamento ed emarginazione che da sempre contraddistingue la musica di Simon Joyner è ancor più pregnante, colpa anche delle registrazioni effettuate in più momenti, con i contributi strumentali esterni incisi in una fase successiva alle registrazioni in solitaria dell’autore.
L’esigua cornice strumentale sottolinea con maggior vigore l’eccellente set di composizioni di questo nuovo album.

"Songs From A Stolen Guitar" è uno di quei dischi che meriterebbe altresì un’analisi dettagliata dei testi: i protagonisti delle canzoni sono personaggi sconfitti dalle avversità e dal destino, uomini e donne in preda alla solitudine, in cerca di uno spiraglio di luce, quello offerto in chiusura dall’ammaliante armonia di “Morning Light”.
Avvolgente, tenebroso, ruvido e sognante, l’ultimo set di canzoni del musicista americano è uno dei suoi più potenti e ispirati, delicatamente languido (la slide guitar di David Nance in “Caroline's Got A Secret”), amaro e grottesco (“The Stolen Guitar”) oltreché intenso e struggente (“Don't Tell Bobby I'm Through Singing These Blues”), suggellato da una delle più belle canzoni di Simon Joyner: ”Tekamah”, un brano ricco di personaggi e circostanze simili a un film, contraddistinto da intuizioni armoniche agili e fantasiose.

Inutile chiedersi se ”Songs From A Stolen Guitar” sia destinato a risollevare le fortune del musicista e poeta americano. L’unica certezza è che il talento e l’ispirazione non hanno abbandonato Simon Joyner, e quest’ultima opera è destinata ad arricchire il già cospicuo patrimonio musicale di un artista unico e credibile come pochi.

(17/06/2022)

  • Tracklist
  1. Caroline's Got A Secret
  2. Gone Too Soon
  3. Don't Tell Bobby I'm Through Singing These Blues 
  4. The Stolen Guitar
  5. Live In The Moment
  6. Tekamah
  7. The Actor
  8. Yellow Bird #2
  9. Morning Light


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