Tim Burgess

Typical Music

2022 (Bella Union) | pop-rock, britpop

Immersi nella campagna gallese a una cinquantina di chilometri a nord-est di Cardiff, i Rockfield Studios hanno dato i natali ad alcuni tra i più significativi album dei Charlatans, compreso il leggendario “Tellin' Stories”, pubblicato nel 1997. Per quasi un quarto di secolo, però, Tim Burgess non è più riuscito a tornare nella cascina-studio di registrazione dalla tipica forma di cottage. Quel luogo gli evocava molti ricordi felici, ma anche uno particolarmente triste: proprio durante le registrazioni di quell'album, non lontano dagli Studios, il tastierista-fondatore della band Rob Collins perdeva la vita in un incidente stradale. È servito molto tempo perché il frontman dalla zazzera biondo platino decidesse di tornare a Rockfield, prima per "I Love The New Sky" e poi per il nuovo "Typical Music". Forse perché, all'indomani della pandemia, era intimamente convinto che sarebbe stato l'unico luogo in grado di dare una forma compiuta al vasto campionario di bozzetti creati negli ultimi tempi. Il risultato, stavolta, è addirittura eclatante: un doppio album di 22 canzoni. Roba d'altri tempi, appunto.

 

A complicare una già sostanziosa matassa è la scelta di Burgess di non dare peso ai possibili esiti finali delle registrazioni, effettuate con un'intera backing band, ma di lasciare che ogni canzone prendesse la strada più congeniale, non di rado accidentata. Ne scaturisce l'opera più estroversa ed eclettica dell'inglese, già per sua natura poco incline a restare fermo in un posto, reale o immaginario che sia.
Prolisso, strabordante, monumentale - un'ora e mezza di musica - “Typical Music” è un album Burgess-iano fino al midollo: accompagnato da un titolo beffardo e forse autoironico, certo, ma tagliato su misura per assecondare la grandeur dell'autore, che in merito ha affermato: “Mi sono innamorato di nuovo del mondo. Durante la pandemia ho letto una pila di libri, sono migliorato con la chitarra. Volevo imparare a essere Tim Burgess che fa dischi da solista. La gente ha una visione di me come cantante dei Charlatans. Questo non cambierà. Mi sono semplicemente innamorato di nuovo del mondo e volevo che il mondo mi portasse con sé”.

Nei trenta giorni spesi a Rockfield, il buon Tim si è dilettato a giocare con la forma-canzone, restando fedele ai principi di quest'ultima ma divertendosi a inserirvi all'interno ogni forma di bizzarria, dall'utilizzo maggiore dell'elettronica a improbabili intro gospel. Si prenda come esempio “After This”, una rock-song alla maniera dei Charlatans attraversata da intermezzi di valzer che accelerano i battiti e da ariosi arrangiamenti che producono l'effetto opposto. La canzone che dà il titolo al disco imperversa con una rumba spagnoleggiante che confluisce in una strofa di grande impatto, il tutto senza farsi mancare lo sfizio di impiegare (brevemente) il vocoder. Il midtempo disimpegnato “Here Comes The Weekend” vede il biondo intento ad abbordare l'amata per un fine settimana a New York mentre il piano e l'organo duettano, così come fanno in molti altri brani del lotto.

 

Lo strambo rock'n'roll di “Curiosity” è un'iniezione di buonumore in questi tempi piuttosto bui, e mostra una volta di più la vera faccia di un artista che si diverte e sa trasmettere questo sentimento all'ascoltatore. Simile ma meno riuscita è “Revenge Through Art”, poco più di due minuti weird prima di cullarsi nelle placide acque di “Kinetic Connection”, pezzo Charlatans-iano se ce n'è uno.
Del resto Tim Burgess sa anche scrivere dichiarazioni d'amore senza risultare pedante (“Take Me With You”, “When I See You”), anzi apparendo persino buffo - “The Centre Of Me (Is A Symphony Of You)” - in una maniera che potrebbe ricordare l'immenso Neil Hannon. Né stupisce, forse, che a un certo punto dal cilindro spuntino una “Tender Hooks” che pare scritta dai Pulp o una “A Bloody Nose” che abbozza un garage-rock alla maniera di Graham Coxon.
In tutta questa poltiglia di britannicità variamente assortita, “L.O.S.T Lost/ Will You Take A Look At My Hand Please” si muove sullo stesso motivo di “Kiss Me” dei Sixpence None The Richer, e non si capisce se sia una cosa positiva oppure no.

 

Meno “semplice” nei contenuti e nelle intenzioni di quanto non potrebbe apparire ai primi ascolti, “Typical Music” parte con toni scherzosi e chiude il sipario con la riflessiva “What's Meant For You Won't Pass By You”, un numero che Tim Burgess deve aver mutuato dall'ultimo Damon Albarn. Ci sono brani dedicati al figlio, altri dedicati al padre, scomparso nell'aprile del 2020. C'è, insomma, tanta sostanza, forse anche troppa, perché va ammesso che non è tutto oro ciò che luccica. Se proprio volessimo fare le pulci a questo zibaldone potremmo ammettere che “Time That We Call Time”, che parte con un coro gospel, pecca un tantino di autoindulgenza, come forse anche la riflessiva ma più riuscita “Flamingo”, ricca di echi settantiani, e più avanti una meno esaltante “Magic Rising”.
Troppa carne al fuoco, direbbe qualcuno, ma non sembra il caso di andarci a lamentare in cucina.

(27/10/2022)

  • Tracklist
  1. Here Comes The Weekend
  2. Curiosity
  3. Time That We Call Time
  4. Flamingo
  5. Revenge Through Art
  6. Kinectic Connection
  7. Typical Music
  8. Take Me With You
  9. After This
  10. The Centre Of Me (Is A Symphony Of You)
  11. When I See You
  12. Magic Rising
  13. Tender Hooks
  14. L.O.S.T Lost / Will You Take A look At My Hand Please
  15. A Bloody Nose
  16. In May
  17. Slacker (Than I've Ever Been)
  18. Voew From Above
  19. A Quartwer To Eight
  20. Sooner T&han Yesterday
  21. Sure Enough
  22. What's Meant For You Won't Pass By You






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