Whitney K

Hard To Be A God

2022 (Maple Death) | folk-rock

Lo definiscono volgarmente cannibalismo, ma l’antropofagia è molto di più che cibarsi di carne umana: motivazioni religiose e culturali sono alla base di una pratica primitiva, per fortuna quasi del tutto scomparsa, che al gesto materiale associa una spiritualità arcana che lega il defunto ai partecipanti del “fiero pasto”, una pratica terrificante e atroce che simbolicamente trasferisce coraggio, forza e sapienza da un’anima all’altra. Ed è un’antropofagia culturale, quella messa in atto da Whitney K nel suo nuovo progetto discografico “Hard To Be A God”. Lo si evince dal chiaro richiamo stilistico della copertina, un inquietante dipinto di Caro Deschênes raffigurante un cane che si alza in volo sopra i corpi defunti di Bob Dylan, Lou Reed e Kris Kristofferson.

Solo cinque brani, resi incandescenti da un’ispirazione quasi catartica. Whitney K dialoga con le anime errabonde dei suoi numi tutelari, fino a carpirne i segreti e la profondità poetica, nutrendosi degli accordi e delle scenografie strumentali.
Quanto avevamo intuito di quel gioiellino pubblicato poco più di un anno fa (“Two Years”) è sempre più tangibile, evidente. Se, come dichiarato nel titolo dell’album, è difficile essere una divinità, è comunque possibile avvicinarsi a essa: non c’è altra possibile descrizione per la tracimante forza poetica di “While Digging Through The Snow”, una celebrazione di quell’ascesi artistica che ha contrassegnato il percorso di Dylan, Cohen, Reed e pochi altri.

Che tra i citati Whitney K prediliga la struggente e aspra dialettica urban-poetry di Lou Reed e dei Velvet Underground è evidente, ed è percepibile nel graffiante confronto verbale/sonoro tra voce, chitarra elettrica e il delizioso suono sixties di un organo (“Not Unlike A Rock”), oppure nel blando caos di primordiali flussi rock’n’roll, scarni e incisivi quanto basta per non essere tacciati di prevedibilità.
Fa in parte eccezione la title track, un duello di note tra chitarra e violino che affonda le radici nella tradizione rurale e country americana (non dimentichiamo che in copertina c’è Kris Kristofferson).

L’ultima traccia “Song For A Friend” riporta subito le atmosfere in quel di New York, complice non solo l’ennesima straordinaria intuizione melodica del brano, ma più in particolare il travolgente crescendo strumentale di violino e sezione di archi che John Cale amerebbe senza se e senza ma.
Antropofago, alchimista, emulatore, reincarnato, Whitney K è un artista o forse una chimera, ovvero la realizzazione dei sogni di chiunque abbia amato le stesse cupe e stentoree suggestioni dei nomi prima citati, o di qualunque artista che abbia valicato i confini dell’umana percezione, per poi raccontarci quanta bellezza e verità si nasconde dietro la solitudine e il dolore.
Sì, è difficile essere Dio, ma è ancor più difficile essere uomini.

(24/05/2022)

  • Tracklist
  1. While Digging Through The Snow
  2. Not Unlike A Rock
  3. Two Strangers
  4. Hard To Be A God
  5. Song For A Friend
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