Mudhoney

Plastic Eternity

2023 (Sub Pop)
alt-rock, grunge, garage

Figli dell'ondata grunge senza essere mai sommersi dal grande successo, autori di singoli leggendari come "Touch Me I'm Sick" e album autentici distillati di energia pura, i Mudhoney sono tornati. La zazzera bionda di Mark Arm è di nuovo in pista e, anche se un po' ingrigita, è pronta per scuotersi svolazzante nei loro mitici live incendiari, tra riff distorti, ritornelli ossessivi, stop and go e ripartenze bellicose, sature degli assoli catramosi di Steve Turner.
Dopo 34 anni di carriera, ecco "Plastic Eternity", l'album post-pandemia che segue il gradito ritorno del 2018 con l'ottimo "Digital Garbage" e i due Ep "Morning in America" e "Pedazo de Pastel".

 

A eccezione del bassista, i Mudhoney sono ancora la stessa formazione degli esordi, ulteriore prova di una band che ha trovato un suo equilibrio interno. E la tanta voglia di suonare e di intraprendere lunghi tour è l'unica molla che li spinge sempre avanti, senza troppe altre implicazioni. Il sound è più o meno quello di sempre, non proprio un prodotto di giornata, sicuramente sconsigliato per fashion victim dell'ultima ora, ma impossibile da rottamare perché funziona ancora alla grande. Il tiro è di quelli che si ricordano, il carico di inebrianti fumi psichedelici abilita a connessioni continue con vibrazioni sixties, i testi sono ancora corrosivi e picchiano duro su urgenze climatiche ("Plasticity"), sulla perdita dei diritti dei lavoratori a causa della globalizzazione ("Human Stock Capital"), contro il buonismo imperante ("Flush The Fascists") e sulla sfida continua al consumismo sfrenato ("Cascades Of Crap").

Forse quest'album è meno diretto del precedente, in cui l'invasione tecnologica rappresentava il centro narrativo, e sempre rispetto a "Digital Garbage" manca anche una hit incisiva come "Kill Yourself Live". Quindi, come dicevamo, i brani che funzionano meglio sono quelli più legati alla vecchia formula collaudata: il garage al sapore dei Fuzztones di "Souvenir Of My Trip", le ossessive percussioni allucinogene di "Almost Everything", le calate negli inferi tra Radio Birdman e urletti alla Stooges di "Move Under" e "Here Comes The Flood", i crescendo lisergici di "Severed Dreams In The Sleeper Cell", la furia punk di "Human Stock Capital" e "Plasticity", una sorta di "Anarchy In The U.K." in salsa ecologista.

 

Quando, raramente, escono fuori dal seminato, i Mudhoney risultano un po' spiazzanti, come in "Flush The Fascists" dove a trainare è una singhiozzante propulsione a base di synth. Commovente il dovuto omaggio/tributo al mitico ex-chitarrista dei Pere Ubu in "Tom Herman's Hermit" e davvero esilarante il finale "Little Dogs" dove, su una fragile chitarra tremolante che sembra uscita da "Psychedelic Jungle" dei Cramps, i Mudhoney rivelano la loro devozione per i loro piccoli amati cagnolini, ulteriore dimostrazione che sotto quelle camicie di flanella, simbolo degli anni ruggenti del grunge, battono cuori da teneroni. Per questa vena dissacrante unita alla loro lunga carriera non si può che amarli, al di là del valore - più o meno innovativo - di questo album.

11/04/2023

Tracklist

  1. Souvenir Of My Trip
  2. Almost Everything
  3. Cascades Of Crap
  4. Flush The Fascists
  5. Move Under
  6. Severed Dreams In The Sleeper Cell
  7. Here Comes The Flood
  8. Human Stock Capital
  9. Tom Herman's Hermits
  10. One Or Two
  11. Cry Me An Atmospheric River
  12. Plasticity
  13. Little Dogs


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