XN

CYRM

2023 (Claddagh)
alt-folk, doom-folk, drone

Ammetto di essermi imbattuto casualmente in questo disco, durante le mie continue ricerche di informazioni relative alle nuove uscite. Il fatto singolare è che “CYRM”, album d’esordio del progetto ØXN, è stato pubblicato alla fine del mese di ottobre 2023, passando colpevolmente inosservato ai più. L’elemento principale che mi ha fatto drizzare subito le antenne è che il connubio irlandese prevede la partecipazione di Radie Peat degli eccellenti Lankum, Eleanor Myler e John Murphy degli altrettanto interessanti Percolator (proprio come il brano degli Stereolab) e della talentuosa cantautrice, chitarrista e tastierista Katie Kim (ex-Waterboys).
Conoscendo abbastanza bene le origini di tutte queste componenti, ho subito pensato che una fusione tra l’audace alt-folk dei Lankum, le ipnotiche misture kraut-techno-shoegaze dei Percolator e le atmosferiche fragranze lo-fi di Katie Kim potessero solleticare in me ben più che una fisiologica curiosità.
I fatti non hanno per nulla smentito le attese.

ØXN è un esperimento nato nel 2018 come progetto parallelo, e anche piuttosto casuale, tra Peat e Kim, avvenuta durante il blocco pandemico. L’indimenticabile esibizione in live streaming trasmessa il 6 gennaio 2021 dalla Martello Tower di Dublino presentava al pubblico, per la prima volta, le immagini sorprendenti forgiate dall'artista Vicky Langan, volte a dare una forma ancora più inquietante alla performance delle due artiste, che comprendevano, in quel contesto, il contributo musicale esterno di Eleanor Myler e John "Spud" Murphy, che da quel momento sarebbero diventate parte integrante del programma di lavoro.
Nel corso dello streaming, il pubblico ha condiviso sui social media il proprio stupore e apprezzamento per lo straordinario set che includeva minacciose canzoni popolari tradizionali e opere contemporanee.
Come capita solitamente in occasione di fusioni artistiche di particolare coinvolgimento e impatto emotivo, quell’occasione non poteva restare isolata, portando il tutto a diventare qualcosa di tangibile. La rinata Claddagh Records (storica etichetta di musica etnica irlandese), dopo due decenni di inattività, si è fortunatamente occupata di distribuire il lavoro di decodifica poi compiuto dai nostri in studio nel corso del 2022, in soli cinque vertiginosi giorni di alacre attività.

Le sei corpose tracce che compongono “CYRM” posseggono un filo conduttore ben preciso. Argomenti di passione e soprattutto morte, molto spesso sanguinaria e crudele, sono il trait d’union che sposa ogni episodio dell’opera. A livello tematico, possiamo rapportare questa raccolta alle “Murder Ballads” di Nick Cave, ovviamente con tutti i dovuti rispetti e proporzioni, e poi vedremo perché questo paragone possiede delle connessioni ben più ampie.
Questi temi sono avvolti in una miscela sonora di fortissimo impatto, che parte da un’esclusiva visione dell’alternative folk e affonda le proprie radici su catramosi basi doom e drone: un mix affascinante, antitetico per molti, ma che proprio artisti come i già citati Lankum, ovvero gli Agalloch, i Wardruna, gli Ulver, tra i tanti altri, hanno portato negli ultimi anni alla meritata ribalta. 

Nei brani estratti dalla tradizione folk irlandese si vivono sensazioni forti.
L’opener “Cruel Mother”, interpretata da Radie Peat, è una ballata di origine inglese (già coverizzata da illustri artisti quali Joan Baez, Judy Collins e i Kaleidoscope USA negli scorsi decenni), le cui prime avvisaglie sembrano risalire intorno al 1600. È narrata la storia di una donna che diede alla luce dei figli illegittimi, un’onta tremenda per quell’epoca, che la spinse alla terrificante decisione di ucciderli e seppellirli nel bosco, per poi essere obnibulata dal rimorso e da spaventose visioni. La versione degli ØXN porta il livello di dolore e maledizione a uno stato successivo, dove l’ipnotica e progressiva struttura prevista dalla formazione irlandese giunge a costruire un muro sonoro crescente, impetuoso, che fagocita ogni residua speranza di salvezza.
La direzione sembra prevedere qualche flebile respiro in “The Trees They Do Grow High”, un antichissimo standard di origine scozzese che propone la triste storia di un matrimonio combinato tra una donna e un quattordicenne, il quale, solo l’anno dopo l’unione non volontaria, diventò subito padre, ancora adolescente, per poi perire pesantemente in battaglia qualche mese dopo. Il brano cantato da Katie Kim è certamente meno sovraccarico di tessiture strumentali rispetto al precedente, ma ciò non accenna ad alleggerire l’effetto di brutale mestizia costruito per l’occasione, coadiuvato dalle vibrazioni emanate dal mellotron e dal bayan (tipica fisarmonica russa).

“Love Henry” è un altro inno popolare scozzese, questa volta risalente al Diciottesimo secolo, spesso noto con il titolo “Young Hunting” e già trattato da gente come Bob Dylan e proprio da Nick Cave, che con l’identificativo “Henry Lee” e il featuring di PJ Harvey, lo inserì come terza traccia di “Murder Ballads”.
È la storia di un uomo che rivela alla propria donna, che sembrerebbe in procinto di dargli un figlio, di essere perdutamente innamorato di un’altra, più bella di lei. La donna disprezzata, in preda alla furia più assoluta, lo convince a bere fino a ubriacarsi, e invitarlo nella sua camera da letto per un bacio d'addio. La vendetta è servita. La donna lo accoltella a morte e getta il suo corpo nel fiume. Quando inizia la ricerca dell’uomo scomparso, lei nega di averlo visto, ma quando vengono ritrovati i suoi resti, per revocare la sua colpa, rivela a tutti di averlo ucciso, situazione che non la farà sfuggire al rogo. Gli ØXN sovrastano la versione più classica di Dylan e aggravano pesantemente quella di Cave/Harvey con l’aggiunta del celebre suono della concertina o symphonium e del taishōgoto (una specie di arpa giapponese a tasti) che tagliano un terreno percussivo meditabondo, quasi tribale, caricato all’ennesima potenza da elettroniche sinistre e assillanti.

“The Feast” è invece un componimento scritto e cantato da Katie Kim, già pubblicato nel 2012 nel suo “Cover & Flood” e ideato sulla scorta della lettura di “E l’asina vide l’angelo”, il romanzo scritto dall’onnipresente Nick Cave nel 1989. Come da prassi, l’ancestrale aplomb dell’originale s’impossessa di un taglio ancor più oscuro, quasi liturgico.
La segue “The Wife Of Micheal Cleary”, la prima vera cover del disco, tratta da un brano della cantautrice irlandese Maija Sofia del 2019, volto a ricordare la reale vicenda vissuta da Bridget Cleary. Quest’ultima era una sarta di talento della contea di Tipperary, in Irlanda, che nel 1895 fu bruciata viva dal marito perché credeva fosse stata rapita dalle fate e sostituita da un mutaforma. La versione folk-celtica della Sofia non viene dilaniata dagli ØXN – e questa è quasi una sorpresa - ma solo cesellata secondo la loro particolare e spigolosa visione strumentale.
Chiude il disco un’altra cover. Questa volta è il compianto Scott Walker a essere richiamato agli onori, con la pasoliniana “Farmer In The City” estratta da “Tilt” (1995), forse il suo gioiello più prezioso. In questo passaggio, il lavoro doom-drone perpetrato dalla formazione irlandese è a dir poco devastante. La profonda vocalità di Scott e l’arrangiamento classico costellato dagli archi sono qui letteralmente azzerati, nel corso di tredici minuti entro i quali si sviluppano emozioni contrastanti: dall’attesa iniziale si giunge inesorabilmente alla totale destrutturazione armonica costituita da sintetizzatori, percussioni, rumori di ogni tipo, voci che sembrano provenire da un’altra dimensione, richiamate a formare un magma ribollente che non ammette alcuna redenzione.

Se vogliamo fare un paragone con i Lankum, che sorge in maniera quasi fisiologica, gli ØXN tendono a distanziarsi maggiormente dal folk al quale è, invece, ancora saldamente ancorata la band dei fratelli Lynch. L’atmosfera di “CYRM” è a tratti gotica, solenne e inquietante. Il risultato è spettacolare. Non c'è una sola traccia che non colpisca per magnetismo, potenza e drammaticità.
Se questo è l’esito di un esperimento che doveva rappresentare un semplice divertissement tra i protagonisti, mi immagino che cosa possa scaturire da un lavoro con una programmazione specifica. Peccato averlo scoperto solo ora, sarebbe entrato di diritto nella lista personale dei migliori dischi regalati dal 2023.

17/04/2024

Tracklist

  1. Cruel Mother
  2. The Trees They Do Grow High
  3. Love Henry
  4. The Feast
  5. The Wife Of Michael Cleary
  6. Farmer In The City