Va dato atto a
Tommaso Paradiso che le canzoni di cui è autore provengono sempre dalle riflessioni interiori di un uomo sensibile, che ha fatto a pugni con se stesso per anni, prim'ancora che con gli altri. Già nel periodo
Thegiornalisti, questo spaccato, persino più accentuato rispetto all'attualità, aveva alimentato più d'una benevola considerazione, tra sonorità che riprendevano i dettami classici del cantautorato per proiettarsi nell'epoca moderna, ponendosi al fianco di tematiche che abbandonavano le banalità in un cassetto polveroso.
"Sensazione stupenda" è il secondo album solista del cantautore romano, che, giunto ai suoi primi quarant'anni, sembra togliersi di dosso quella patina introversa che aveva contraddistinto il pregevole "
Space Cowboy", per mostrare il suo lato più aperto, apparentemente più sereno e disinvolto.
Il risultato complessivo che emerge dai solchi è, però, altalenante.
Come capita spesso a chi è in grado di codificare in arte le proprie emozioni, è proprio quando il malessere sembra dare una tregua che paiono sfuggire quelle gocce di magnetica attrazione, abili nel toccare le corde di chi si ritrova in pieno tra quelle sensazioni. Intendiamoci, il nostro non ha minimamente smarrito l'invidiabile capacità di creare melodie conturbanti, che faranno sicuramente breccia nei cuori dei fan storici e che alimenteranno le numerose esibizioni live. Ciò che però s'intravvede in misura inferiore rispetto al recente passato è quella fine capacità di descrivere il proprio mondo con gli occhi di chi lo vive, immedesimandosi in pensieri che non sarebbe in grado di costruire in questo modo, pur sentendoli strettamente personali.
La passione per le sonorità
anni 80, con qualche puntatina nei
Nineties, si conferma un architrave sul quale estendere l'intero progetto. I canonici rimandi a storiche figure come
Antonello Venditti,
Vasco Rossi e
Umberto Tozzi sono un'altra costante del suo lavoro e del coautore
Matteo Cantaluppi.
La ritmata
title track e la più intima "Blu ghiaccio travolgente" hanno trainato la pubblicazione del disco, senza regalare quelle emozioni e quell'aria di freschezza che probabilmente ci si sarebbe aspettati. Qualcosa di più traspare dal connubio con
Francesco Bianconi e i suoi
Baustelle previsto in "Amore Indiano", con tanto di richiami in chiusura ai
fratelli Gallagher e, di conseguenza, ai
Fab Four, ma senza lasciare alcun segno indelebile.
Il taglio inimitabile del synth-pop
eighties si spalanca inesorabilmente in "Per sempre ragazzi", mentre si fa qualche passo cronologico più in avanti, tra le note di "Quando si alza il vento", tra
Rem,
Tom Petty e il
George Harrison più vezzoso.
I momenti salienti si localizzano tra l'eleganza di "Trieste", brano scritto sulla scorta di un vero sogno vissuto da Tommaso, l'intensità di "Figlio del mare", un brano afflitto, suggestivo, costruito su un interessante crescendo melodico, e lo strumentale di chiusura "L'ultimo valzer", esperimento estemporaneo, che possiede molta più logica di quanto ci si possa immaginare.
Alcuni spunti di buon livello confermano le doti che hanno consacrato Tommaso Paradiso tra gli esponenti più interessanti dell'attuale panorama cantautorale italiano, un artista che scrive ciò che pensa e che vive, che imbraccia la chitarra come si faceva una volta, oggigiorno sempre più una rarità.
Purtroppo, però, tutto questo appare insufficiente per poter ritenere "Sensazione stupenda", nel complesso, un Lp che possa anche solo provare a pareggiare i fasti del dorato passato, a causa di una produzione un po’ troppo pesante, in certi frangenti persino invadente, mista a un evidente regresso a livello di testi, ridotti più a slogan che a concetti più completi e poi, non da meno, senza la presenza di quei pezzi killer, quei tormentoni che, volenti o nolenti, alla fine in testa ci entrano a prescindere dai gusti personali.