Melts

Field Theory

2024 (Fuzz Club Records)
post-punk, psych-rock, kraut-rock

Secondo capitolo per la band post-punk dei Melts. “Field Theory” è il titolo del loro sophomore, a due anni di distanza dall’ottimo “Maelstrom”, che ne aveva rappresentato il debutto su lunga traccia.
Fedele al proprio alias, la formazione dublinese riprende l’itinerario esattamente da dov’era terminata la tappa precedente. Il pot-pourri, già gustato in passato, plasmato su una fusione post-punk agghindata di fraseggi psichedelici, kraut-rock e darkwave, è qui riproposto senza sensibili variazioni, all’insegna del cosiddetto “squadra che vince non si cambia”.
In ambito stilistico, se proprio si desidera trovare qualche piccolo accenno di novità rispetto al recente passato, lo si può localizzare nell’utilizzo più incisivo di svisate di natura elettronica. Gli impetuosi schemi motorik disegnati dai sintetizzatori di Robbie Brady si addentrano, con maggiore personalità, tra le taglienti linee chitarristiche di Hugh O’Really, le vigorose linee percussive di Gaz Earle e la cavernosa vocalità del frontman Eoin Kenny.

Sempre prodotto da Daniel Fox dei Gilla Band, “Field Theory” rivela le maggiori differenze tra i contenuti lirici, più che tra quelli musicali. Dove l’album d’esordio proponeva di espandere la trattazione di concetti aperti su larga scala, il nuovo lavoro si espone su argomenti più riservati, comunque interpersonali, ma più vicini al pensiero e soprattutto al comportamento del singolo. Non a caso, il titolo fa diretto riferimento alla dottrina scientifica che illustra come le condizioni ambientali ed emotive interagiscano e influenzino tutto ciò che ruota loro attorno. Ad esempio, nelle connessioni tra persone o nel modo in cui individui diversi percepiscono differentemente uno stesso avvenimento o addirittura la stessa visione. Estendendo tali pensieri ai temi dell'album, i Melts esplorano tutte queste situazioni di fine matrice psicologica, all’interno di brani di poderoso impatto.

Episodi come “Figment” e “Waves Of Wonder”, la prima più stratificata e colorata, la seconda più oscura e assottigliata tra darkwave e ipnotismi kraut-rock, regalano immediatamente le chiavi d’accesso al disco.
Il muro sintetico innalzato su “Clouded” è incrinato da bordate chitarristiche che fanno della distorsione la propria anima. Una situazione che tende ad aumentare vertiginosamente in “WLDNG”, “The Never” e “Shelter Of The Shade”, tra i passaggi migliori in scaletta, nei quali l’intero catalogo della band fa sfoggio (e sfogo) di tutte le radici che lo costituiscono. Tra le cellule di “Main Sequence” si nasconde qualche sprazzo inedito: ombrosa, quasi tribale nel suo incedere infingardo, ma tenace ed esplosiva nei momenti dove il fuoco vuole ardere in pieno.
Ian Curtis e soci si palesano con insistenza tra i solchi del Lp, in maniera più audace tra le rime dell’ipnotica “Altered”. La chiusura assegnata a “Softly Breathless”, mostra un lato più introverso e minimale, non accennando ad attenuare in gravosità e regalando spunti dark che si ergono a protagonisti, senza risultare delle mere inserzioni funzionali al resto del proscenio.

I Melts offrono conferme. La buccia di banana costituita dal sempre temuto scoglio del secondo album è scansata in grande scioltezza. Per gli amanti di tutte queste derivative sonorità, che non accennano ad affievolire il loro perpetuo magnetismo, il quintetto originario della città di San Patrizio rappresenta un approdo sicuro.

19/04/2024

Tracklist

  1. Figment
  2. Waves Of Wonder
  3. Clouded
  4. WLDNG
  5. Shelter Of The Shade
  6. Main Sequence
  7. Altered
  8. The Never
  9. Softly Breathes






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