Di tutte le band che animarono la scena
shoegaze agli albori degli
anni Novanta, i
Ride furono quelli che meglio rappresentarono l'anello di congiunzione con il successivo movimento
britpop: non fu un caso se uno dei due cantanti/chitarristi del gruppo inglese,
Andy Bell, finì poi a suonare con gli
Oasis. Da quando sono rientrati in pista in pianta stabile, nel 2017, i legami dei Ride con i musicisti che amavano "guardarsi le scarpe" sono diventati ancor più lievi: un mezzo autogol a giudicare dall'
hype che negli ultimi tempi circonda la scena
nu-gaze, generatrice di quei suoni che TikTok sta contribuendo a celebrare come perfetta colonna sonora dello spaesamento che interessa i ragazzi compresi fra i 20 e i 30 anni.
Oltre alle discutibili scelte stilistiche, c'è da aggiungere che il ritorno dei Ride si sta dimostrando meno illuminato rispetto a quello di altri mostri sacri riemersi alla ribalta con prodotti molto più a fuoco: penso soprattutto agli ottimi risultati prodotti nella loro seconda vita dagli
Slowdive, addirittura più osannati nel nuovo millennio che in passato. Il risultato del lavoro di scrittura portato avanti negli ultimi mesi da Andy Bell, Mark Gardener e soci, concentrato fra i solchi di "Interplay", per buona parte si pone l'obiettivo di posizionarsi dalle parti di certo electropop fortemente influenzato dalla
new wave. Brani come "Peace Sign", "Last Frontier" e "Monaco" contengono percentuali diversamente modulate di
Interpol,
Editors e
New Order, senza però mai riuscire a raggiungere il livello dei riferimenti ai quali si ispirano.
Non va certo meglio quando l'album, specie nella parte centrale, perde contenuto vitaminico, adagiandosi sulla proposizione di tracce dimenticabili, quali "Stay Free", "Last Night I Went Somewhere To Dream" e "Sunrise Chaser". Le zampate vincenti giungono invece in occasione dell'arrembante coda strumentale di "Light In A Quiet Room", dell'energico
incipit di "Midnight Rider" e di una "Portland Rocks" che porta a casa il titolo di canzone più riuscita della raccolta, ai livelli dei migliori Ride. Per il resto tanto mestiere, ma risultati spesso sbiaditi, per di più diluiti in composizioni che con troppa facilità oltrepassano i cinque minuti di durata, senza che se ne avverta mai l'effettivo bisogno. Questa volta davvero un po' pochino.