Quel che c’era da dire del gruppo australiano The Beths è già stato ampiamente detto: una band power-pop fresca e ispirata come poche, un antidoto naturale alla vacuità di molte canzoni spacciate per intelligenti digressioni sul tema riff e melodia, nello stesso tempo un gruppo che nella propria musica coniuga freschezza e solarità con profonde riflessioni sull’essere giovani oggi.
“Straight Line Was A Lie” è il disco più introspettivo e vulnerabile della band, conseguenza anche di un processo di riabilitazione psicologica che ha costretto la leader Elizabeth Stokes all’uso di farmaci antidepressivi. Impossibile non pensare ai conterranei The Clean con i quali la band australiana condivide fluidità e disinvoltura nella scrittura e negli arrangiamenti. Al netto delle non poche felici intuizioni si può facilmente ascrivere “Straight Line Was A Lie” come il primo capitolo di una nuova stagione creativa.
“Non so se posso tornare indietro, pensavo di stare migliorando, ma sono tornata al punto di partenza, e la linea dritta era un cerchio”, con queste parole Elizabeth Stokes si libera da perplessità e tormento nel graffiante jangle-pop-rock della title track, accennando le prime preoccupazioni nell’agrodolce “Mosquitos”, per poi smuovere ancora le acque con la frizzante “No Joy”, che sembra uscire da un disco di Matthew Sweet.
Alle più stratificate e strutturate interazioni tra voce e strumenti di “Metal” spetta il compito di aprire la strada a una narrazione più matura e accorta, ma senza rinunciare a energiche sonorità che per un attimo sfiorano toni post-punk, trovando ulteriore suggello nel testo: “Hai bisogno del metallo nel tuo sangue per mantenerti in vita”.
“Straight Line Was A Lie” è un album che si snoda su tre livelli temporali, passato, presente e futuro, ed è in quest’ultimo e in parte inedito elemento narrativo che si relazionano le canzoni più delicate e sentimentali dell’album, ovvero “Mother, Pray For Me” e “Till My Heart Stops”(dove l’autrice affronta la forza devastante della depressione). Ma non si tratta di ovvie e prevedibili ballate utili a stemperare il tono vivace della raccolta, quanto delle intense riflessioni sul futuro. Con questa consapevolezza della complessità delle relazioni umane, delle tante battaglie da affrontare e dei tanti dubbi da stemperare, la band prosegue con toni sempre diretti e acuti con due tracce finali (“Ark Of The Covenant”, “Best Laid Plans”) che mettono ancora insieme entusiasmo, schiettezza e malinconia senza mai suonare stucchevoli.
Per The Beths è appena iniziata una nuova sfida, crescere e maturare senza cedere il passo alla prevedibilità e all’auto-indulgenza. Le canzoni sono semplici e a volte costruire su poche efficaci note, ma mai banali o superflue. “Straight Line Was A Lie” è un album convincente, al pari di quanto finora pubblicato dalla band, ma promette anche buone nuove per il futuro.
20/09/2025