Un tempo il club era una questione prettamente fisica, un luogo di comunione nel quale seguire le proprie inclinazioni e sfogare ogni energia repressa. Ma nell’era digitale, questo stesso costrutto si può svolgere all’interno della sola immaginazione, senza dover lasciare la camera da letto. I risultati non saranno certo gli stessi, ma a seconda del contesto, anche l’intimità della propria solitudine può portare un inedito conforto, basta chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dalla catarsi del beat.
Nata in Nigeria, ma cresciuta in Canada, la produttrice Debby Friday ha già alle spalle oltre un lustro di pubblicazioni con le quali ha esplorato gli anfratti più oscuri e sudati della pista da ballo – due anni fa, l’album di debutto “Good Luck” le era valso addirittura la vittoria del Polaris Prize. Ma “The Starrr Of The Queen Of Life” è un lavoro più sfilacciato e dai significati reconditi, nel quale l’Edm si frantuma in centinaia di lucenti specchietti riflettenti trance, ambient e drum’n’bass, un arazzo ricco e personale, per quanto un po’ disfunzionale come da esosa immagine di copertina. Non a caso, il lavoro è edito da Sub Pop, etichetta di settore che da decenni promuove le uscite indipendenti più caratteristiche nei rispettivi ambiti, siano essi rock, punk, r&b o appunto in campo elettronico.
Lungo undici tracce, il lavoro si legge come un viaggio ispirato agli astri, una sorta di mappa celeste con la quale Debby celebra i propri successi, poi affronta momenti di stress ed espleta appetiti sessuali con muto savoir faire. La produzione è delle più limpide sulla piazza, ogni canzone è come un argento lucidato dal maggiordomo – basti l’apertura “1/17”, gassosa ed espansiva esplorazione boreale che si gioca l’entrata del ritmo solo sul finale.
Non mancano momenti più marcatamente sfacciati, dall’hyperpop “All I Wanna Do Is Party”, ispirato alla Brat per eccellenza, ai cori drum’n’bass da bordo campo di “Bet On Me”, e un finale da timida punkette in minigonna come “Darker The Better”, ma fa specie anche il sensuale palleggio sintetico di “Arcadia”, sussurrato in lingua francese con afflato a metà tra Sandra Cretu e Shygirl.
Anche se qualche pezzo si perde nel flusso, in particolare l’interludio “ppp”, la palette sonora impiegata da Debby rimane ricca; è qui che troviamo la torrida preghiera su ritmo afrobeats “Higher”, a un passo dalla sensualità di George Riley, la tersa ballata digitale “Alberta”, uno dei momenti lirici più intensi del disco, ma anche una lunare miniatura corale come “Leave.”, ispirata da Oklou via Imogen Heap.
Manca forse al lavoro un focus melodico capace di elevare la produzione verso qualcosa di davvero esplosivo. Ma anche così, “The Starrr Of The Queen Of Life” è un album singolare, e Debby possiede una bella voce, mai virtuosa né eccessiva ma dal timbro limpido ed espressivo, capace di bucare attraverso il mix anche al nudo di filtri e vocoder per donare all’ascolto un’umana vena autoriale che lo distingue da altre più robotiche produzioni moderne. Non sarà forse abbastanza per farne il disco elettronico dell’anno, ma è più che sufficiente per mettere in evidenza le intrinsiche qualità di una producer dalla mano svelta e fantasiosa – soprattutto quando, su “Lipsync”, la vediamo trasformarsi con convinzione nella drag queen del proprio spettacolino electroclash di fronte a una piccola folla adorante di estetizzanti club kids. È nata una starrr.
24/08/2025