Fust, Wednesday, ma soprattutto M.J. Lenderman e Jason Molina: con queste ombre vaganti alle spalle, i Friendship si stanno ritagliando uno spazio nella scena alt-country contemporanea, compiendo piccoli passi ma tutti nella giusta direzione. Le cose in verità hanno preso il verso giusto quando la band di Dan Wriggins ha firmato per la Merge: non che sia cambiato molto nel mondo della formazione americana, quel che è certo è che storie e metafore raccontate dai Friendship hanno acquistato pian piano una più definita personalità, anche grazie alle tante esperienze collaterali dei musicisti. La band power pop 2nd Grade è sotto il comando del chitarrista Peter Gill e accoglie nelle sue file anche il bassista Jon Samuels, che è anche coinvolto nella gestione dell’etichetta Dear Life (tra gli artisti in catalogo, proprio M.J. Lenderman) insieme al percussionista Michael Cormier-O’Leary.
“Caveman Wakes Up” è il compendio di quanto finora seminato dalla band. Il tono generale è greve, sommesso, le similitudini evocate da molti critici sono in parte illuminanti, dai Lambchop a Neil Young, mentre una ruvida indolenza poetica graffia via le poche certezze lasciando spazio ad armonie indolenzite e al cantato svogliato e distratto di Wriggins.
Bisogna in verità attendere il finale (“Fantasia”) per assaporare un attimo di serenità e riflessione: lo stato di trance indotto già dalle prime note di “Salvage Title” resta costante, anche quando il gruppo alza il passo con il più corposo country-rock di “Tree Of Heaven”, dove anche i riff chitarristici si fanno grevi, assecondando i tristi racconti dell’autore.
Le canzoni di “Caveman Wakes Up” sono appunti scomposti, vignette di vita quotidiana dove trovano spazio personaggi sfuggenti e romantici, le vesti sonore per un attimo lasciano fluire perfino una verve quasi pop, prima che la malinconia riconquisti le fila (“Betty Ford”) o che lo spettro della morte si nasconda dietro il subdolo uptempo di “Hollow Skulls”.
Le canzoni dei Friendship non prediligono i fasti del refrain epico, restano meste e notturne anche a rischio di apparire ordinarie (“Love Vape”, “Wildwood In January”), ma quando si alza il climax, si rischia di restare folgorati dalla cruda potenza di un brano come “Resident Evil”, nel quale emerge più che altrove l’influenza di Neil Young, anche se è nel possente e atipico groove country-soul a base di synth-bass di “Free Association” che la band ribalta le premesse e le prospettive, annunciando ulteriori buone vibrazioni per il futuro.