LÉA SEN - LEVELS

2025 (Partisan)
alt-r&b, folk, neo-soul

È un gioco sottile, quello di “LEVELS”. Un impianto acustico lo-fi ma non per questo demodé, nel quale scheletrici ricordi neo-soul e r&b incontrano atmosfere folk e americane, pur senza mai prendere una direzione definitiva oltre l’assoluta intimità di scrittura e interpretazioni vocali. La produzione è scarna ma spaziosa, con chitarre in primo piano e ruvidi intarsi digitali cautamente posizionati nel sottofondo ritmico, quel tanto che basta per donare all’ascolto la giusta dose di tridimensionalità contemporanea senza dar l’impressione d’inseguire una moda in particolare. Delicato ma personale, “LEVELS” offre un ottimo punto d’osservazione sull’attuale cantautorato pop alternativo.

Nata in Francia ma trasferitasi a Londra durante la pandemia, Léa Sen ha sfruttato al massimo il potenziale indipendente della capitale inglese, forgiando uno stile libero e personale grazie all’associazione con Partisan Records e un profilo artistico costellato da attente collaborazioni – l’avevamo già notata a fianco di Sampha, Vegyn e Oscar Jerome, ma è con Joy Orbison che l’autrice aveva trovato una più ampia esposizione radiofonica grazie a “running”, perché, tra le altre cose, questa sua voce sottile e imbronciata funziona a meraviglia anche in campo deep house.

Ad appena trenta minuti di durata, il suo album di debutto si legge come un diario personale, dieci brevi livelli inaugurati da una “HOME ALONE” che presenta immediatamente questa miscela tra chitarra acustica e sottili screzi digitali ingraziati a Bon Iver. Invece, con l’accattivante “ALIENS”, si ha l’impressione di osservare una foto delle TLC attraverso lo specchio distorto di un parco giochi abbandonato, ma è altrettanto impossibile non pensare all’esangue afflato notturno di Eliza quando arrivano brani come “EDGE OF THE MAP” e “VIDEO GAMES”, sintomi di revival di un neo-soul adatto ai jazz club di Soho.

Ma potremmo tirare in ballo anche Ravyn Lenae sulla conclusiva “LOBBY BOY” o ricordare la sensualità appena sussurrata di Sabrina Claudio con “MORE THAN HAPPY”, brano attorniato all’ultimo da uno splendido pulviscolo cosmico. Ma l’album gira ancora meglio quando si apre sulla spaziosa prateria da salotto di “LAZY DAYS”, che sembra uscita dal debutto di Sheryl Crow, o nel modo in cui “HOW?” implora attorno a una sbertucciata base downtempo, rendendo l’effetto lirico ancor più ficcante.

Indubbiamente “LEVELS” funziona al meglio proprio quando infila qualche inaspettato trucchetto produttivo per elevare voce e scrittura, già un brano più semplice come “WATERSMOKE” può dare l’impressione di scivolare in sottofondo senza lasciare traccia, dal momento che Léa gioca tutto attorno a umori sottili e monocromatici. Ma quando l’equilibrio si regge in piedi, l’ascolto si fa stranamente appagante, perché è proprio in questa terra di mezzo tra acustico e digitale, tra r&b e folk, che Léa si mostra autrice dotata di buon gusto e una sana dose di personalità. Eccola a cuore aperto sull’amara “GHOSTWRITER” a confessare la propria incapacità di amare come dovrebbe, con tutto il corollario di dubbi e sensi di colpa che attanagliano il suo cuore incerto di giovane donna:

Ho tante pagine vuote

Ti avevo promesso che avrei scritto molto di più

[…]

Vorrei avere un ghostwriter

Un coro da usare

Ti darebbe fastidio?

29/01/2026

Tracklist

  1. 1. lvl 1 - HOME ALONE
  2. 2. lvl 2 - ALIENS
  3. 3. lvl 3 - EDGE OF THE MAP
  4. 4. lvl 4 - WATERSMOKE
  5. 5. lvl 5 - GHOSTWRITER
  6. 6. lvl 6 - VIDEO GAMES
  7. 7. lvl 7 - LAZY DAYS
  8. 8. lvl 8 - HOW?
  9. 9. lvl 9 - MORE THAN HAPPY
  10. 10. lvl 10 - LOBBY BOY

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